Di Maria Teresa Giovagnoli
Al Teatro Grande di Brescia arriva la Traviata che sta girando nel Circuito Lirico Lombardo da qualche mese con il curatissimo spettacolo di Alice Rohrwacher, regista nota al mondo cinematografico, che ha portato le suggestive atmosfere e la vivacità tipica dei lungometraggi anche sul palcoscenico operistico. Succedono tantissime cose nell’ ambiente creato dalla scenografa Federica Parolini, un luogo che potrebbe essere non necessariamente Parigi, o in ogni caso un luogo di forti contrasti e grandi illusioni, laddove lo sfavillio delle luci e dei colori si contrappone alla desolante vita morale e sentimentale della protagonista, che come una diva del cinema è posta costantemente sotto i riflettori.
Se infatti la stanza di Violetta è degna di una principessa borbonica, fuori regna un paesaggio spoglio, desertico, ove qualche baule e pochi riflettori sembrano ricordare ed ammonire sul vivere per apparire, come in un film che naturalmente presenta tanto luci quanto ombre. Il deserto diventa poi un immenso prato verde, grazie alle luci di Roberto Tarasco, ove vive per qualche tempo l’illusione della coppia nel secondo atto, ma anche dove svanisce il sogno all’apparire di Germont padre, che dunque riporta il grigiore della delusione. La festa di Flora è quanto mai concitata, si materializzano tutte le paure di Alfredo che forse in cuor suo non ha mai creduto alla completa fedeltà della compagna: si consumano ammucchiate, gli invitati mandano baci da labbra corvine di rossetto (anche gli uomini), la stessa padrona di casa strapazza un incredulo Alfredo travolto dalla baldoria.
Tutto tace poi e siamo introdotti alla scena finale con le immagini di Violetta piccina, ancora innocente, ancora piena di speranza, quella che torna per pochissimo tempo nel cuore della donna poco prima di emettere l’ultimo sospiro, davanti ad un inutilmente pentito e ormai disperato Alfredo.
Perfetti i costumi di Vera Pierantoni Giua, arricchiti dai preziosi abiti MiuMiu per i personaggi di Violetta (tutti) e Flora (quello della festa). Tanto l’oro e l’opulenza nella forgia simboleggiano l’eccesso ed una vita spensierata, tanto il bianco e la semplicità sottolineano il cambiamento, in qualche modo una redenzione, per la protagonista. Essa torna a vestire l’abito della festa iniziale quando è costretta a lasciare il suo amato, ma ormai è dimessa, priva di quella luce che la animava un tempo, e se ne spoglia ancora e definitivamente verso la fine. Gli altri protagonisti ed il coro vestono in stile più vicino ai nostri tempi, in netto contrasto con lo stile delle due donne.
Protagonista della recita a cui abbiamo assistito è Claudia Pavone, una Violetta molto a suo agio nella prima parte poiché dotata di voce fresca e discretamente agile, che poi acquista man mano anche spessore drammatico col susseguirsi degli eventi, senza appesantire i suoni e conservando comunque una certa ingenuità nei modi e nel canto pur nella tragedia.
Alfredo è Ivan Ayon Rivas, un giovane generosissimo nella sua interpretazione: un tantino in difficoltà a tenere il tempo in apertura, cosa subito risolta grazie ai solleciti del direttore, possiede una voce che arriva bene in acuto ma offre altresì un velluto piuttosto caldo che ne arricchisce il colore.
Giorgio Germond è Marcello Rosiello, buon padre che con piglio austero centra il personaggio dal punto di vista interpretativo, mentre ha avuto qualche problemino nel punto cruciale del suo ruolo, ossia il secondo atto, in quanto la voce non ci è parsa perfettamente a fuoco.
Perfetta Daniela Innamorati come Flora: raggiante nel suo abito in festa, si muove con l’elegante tracotanza di chi sa il fatto suo e pone tutti ai suoi piedi, con una voce che ben conosciamo e si conferma essere di straordinaria bellezza nel suo colore ambrato.
Nei ruoli di contorno, tutti particolarmente attivi, apprezziamo la brava Annina di Alessandra Contaldo, il pimpante Gastone di Giuseppe Distefano, Davide Fersini nel ruolo del Barone Douphol, Matteo Mollica come Marchese D’Obigny. Shi Zong è il dottor Grenville.
Il Maestro Francesco Lanzillotta sceglie di dirigere il preludio a mani nude per meglio accompagnare e sottolineare la morbidezza dei suoni, impugnando poi la bacchetta e creando quasi una magia con il suo tocco avvolgente che arriva coeso a tutte le sezioni dell’orchestra bilanciate in un suono ampio, intimo e coinvolgente. Il direttore ha un contatto continuo con i cantanti che sono seguiti passo passo, ed in caso richiamati all’ordine, anche con il respiro. Insomma la cornice ideale per uno spettacolo riuscito in ogni sua parte.
Bene il coro sempre coinvolto in scena preparato da Diego Maccagnola
Successo pieno e meritato per tutti da parte di un teatro gremito in ogni ordine di posto.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Francesco Lanzillotta
Regia Alice Rohrwacher
Scene Federica Parolini
costumi Vera Pierantoni Giua
luci Roberto Tarasco
movimenti coreografici Valentina Marini.
GLI INTERPRETI
Violetta Valéry Claudia Pavone
Flora Bervoix Daniela Innamorati
Annina Alessandra Contaldo
Alfredo Germont Ivan Ayon Rivas
Giorgio Germont Marcello Rosiello
Gastone Giuseppe Distefano
Il Barone Douphol Davide Fersini
Il Marchese D’Obigny Matteo Mollica
Il Dottor Grenvil Shi Zong
Maestro del coro Diego Maccagnola
Coro OperaLombardia d
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coproduzione Teatri di OperaLombardia, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Tutti i costumi indossati da Violetta e un costume indossato da Flora sono stati creati in esclusiva da Miu Miu.
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FOTO UMBERTO FAVRETTO -TEATRO GRANDE DI BRESCIA