Nella calda e soleggiata estate sarda il Teatro Lirico di Cagliari propone una iniziativa molto interessante. Ben 15 recite di Traviata in uno spettacolo di gusto, collaudato, con la presenza di giovani interpreti e la possibilità di offrire ai numerosi turisti presenti sull’Isola, ma anche ai cagliaritani, di ascoltare più volte il capolavoro verdiano.
Lo spettacolo dei fratelli Hermann è magnifico. Elegante, moderno ma senza mai tradire il libretto. E’ una visione intelligente e sofisticata del dramma di Violetta.
E così abbiamo fatto anche noi potendo presenziare alle recite con tutti i cast coinvolti in questa lodevole iniziativa.
Per comodità riferiremo ruolo per ruolo.
Violetta era affidata in prima compagnia a Zuzana Markova: voce di soprano lirico leggero, a suo agio nelle impervie difficoltà del primo atto, mostra il fianco ad una tessitura meno agevole per la sua vocalità nel secondo e nel terzo.
E’ senza dubbio artista di qualità sceniche ed interpretative notevoli, ma vocalmente ci è sembrata corretta e nulla più.
La seconda compagnia vedeva in scena Lana Kos: soprano croata che negli ultimi anni si è un pochino persa di vista dopo un esordio felice qualche stagione fa proprio in questo ruolo.
La voce è diseguale nei diversi registri, stridula in acuto e vuota nei centri. L’intonazione è discutibile in alcuni punti e l’interprete troppo caricata e priva di reale mordente.
Terza compagnia affidata alla giovane Maria Teresa Leva. Voce di colore magnifico, piena nei centri e tonante negli acuti, ampia e “teatrale”.
L’interprete è intensa dal punto di vista musicale ma lo è meno da quello attoriale. Sembra troppo “legata” e poco partecipe ai dettami registici. E’ senza dubbio un elemento da seguire con attenzione.
Gli interpreti di Alfredo erano invece solo due:
Antonio Gandia si presenta con una delle voci più belle mai ascoltate in Teatro. E’ piena, sonora, virile, squillante. Possiede tutto, acuti, centri, gravi, fraseggio rifinito e veemente ove necessita, un colore riconoscibile e personalissimo. Una vera scoperta!
Di contro è inspiegabile la scelta di Emanuele D’Aguanno. Voce piccola, nasale, opaca, spoggiata. Non sostiene alcuna frase musicale, è privo di qualsiasi intenzione e il fraseggio è scolastico.
Spezza più di un suono durante l’aria e rimane completamente afono nella cabaletta. L’invettiva è praticamente accennata e il terzo atto tutto cantato in falsetto e con proiezione nasale.
Germont aveva tre interpreti molto diversi e interessanti:
Vittorio Vitelli è un artista di razza, un cantante di esperienza con qualità straordinarie. Forse un pochino scuro per questo ruolo, rende però magnificamente gli afflati e le tensioni del padre Germont. Canta, fraseggia. Scolpisce ogni nota e cesella ogni intervento. Davvero notevolissimo.
Sergio Vitale è dotato di voce importante ma usata in modo poco ortodosso. Spinge i suoni pur tenendoli bene appoggiati, come a voler dimostrare di avere voce. Non ne avrebbe bisogno in quanto è dotato di volume e di timbro di qualità, ma il fraseggio è anonimo, poco vario ed era troppo legato a guardare il direttore.
Ernesto Petti è un baritono nobile che si presenta con un fraseggio appropriato ed una tecnica solida e sicura che supporta una voce importante anche se di timbro lievemente anonimo.
La figura è bella e l’interprete accorato e partecipe.
Flora era interpretata da una splendida Veta Pilipenko, bellissima in scena e vocalmente a posto e da Elena Belfiore, artista di esperienza che ad una indubbia quadratura musicale non rende allo stesso modo quella scenica sfiorando più di una volta il grottesco.
Annina era una corretta Vittoria Lai.
Gli altri coprotagonisti andavano dalla correttezza di Francesco Musinu ed Enrico Zara come Dottore e Gastone alla mediocrità di Nicola Ebau e Claudio Levantino come Barone e Marchese.
Il direttore Gerard Korsten è stato il vero problema di questa Traviata.
La sua è stata una direzione meccanica, priva di mordente, senza alcun tipo di aiuto verso i cantanti e con un gesto il più delle volte rivolto solo all’orchestra e poco partecipe con il palcoscenico.
Ci siamo accorti che cantanti di esperienza (Vitelli, Kos, Markova, Gandia) avevano le stesse difficoltà nel seguirlo dei giovani (Vitale, Petti, D’Aguanno e Leva). Dunque il problema non poteva essere il loro ma era ciò che gli arrivava dal podio.
Discreto il Coro del Teatro Lirico diretto da Gaetano Mastroiaco anche se lo ricordavo più in forma diverso tempo fa con una splendida Turandot estiva e con una ottima Norma inaugurale.
Rosy Simeone
LA PRODUZIONE
Maestro concertatore e direttore Gérard Korsten
maestro del coro Gaetano Mastroiaco
regia Karl-Ernst e Ursel Herrmann,
ripresa da Joël Lauwes
scene e costumi Karl-Ernst Herrmann
luci Robert Brasseur
coreografia Wolfgang Enck, ripresa da Luigia Frattaroli
GLI INTERPRETI
Violetta Valéry Zuzana Markovà (12) Lana Kos (15)
Maria Teresa Leva (13)
Flora Bervoix Veta Pilipenko (12) Elena Belfiore (13, 15)
Annina Vittoria Lai
Alfredo Germont Antonio Gandia (12)/Emanuele D'Aguanno (13, 15)
Giorgio Germont Vittorio Vitelli (12)/Sergio Vitale (15)
Ernesto Petti (13)
Gastone Enrico Zara
Giuseppe Marco Puggioni
Barone Douphol Nicola Ebau
Marchese d'Obigny Claudio Levantino
Dottor Grenvil Francesco Musinu
Domestico di Flora/Commissionario Francesco Leone
Orchestra e Coro del Teatro Lirico
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Foto Priamo Tolu