Torna a Verona la Tosca di Giacomo Puccini nell’allestimento che diversi anni fa La Fondazione Arena commissionò al regista Giovanni Agostinucci, artefice come molti grandi professionisti anche delle scene e dei costumi. In una ambientazione dal sapore tradizionale, ma che non è immediatamente collocabile indietro nel tempo, se non per pochi elementi architettonici classici o per i ricchissimi costumi, primeggiano le azioni dei protagonisti a cui viene lasciato ampio spago nell’ esprimere i differenti caratteri e le cui azioni si svolgono in uno spazio che comunque offre tutto ciò che serve. Tra gli accoglienti tendaggi del cantiere in cui Cavaradossi dipinge in Sant’Andrea della Valle sembrano ancora più sensuali gli scambi di tenerezze tra il pittore e la sua Floria. Essenziale ma efficacie anche lo studio di Scarpia ove non vi sono però candelabri da poter apporre alla sua salma come da prassi; infine secondo il regista Tosca sceglie di non buttarsi da Castel Sant’Angelo per sfuggire agli armigeri che la inseguono, ma si trafigge essa stessa con le punte delle loro armi dandosi letteralmente in pasto ai persecutori. Toni ed accenti cupi offrono le luci curate da Paolo Mazzon.
E se di carattere c’è bisogno per interpretare Tosca Fiorenza Cedolins ne ha da vendere: è una interprete di consumata esperienza e ciò fa sì che sul palco domini come una leonessa, la sua Floria è sanguigna e dinamica, forte ma dolce. La sostiene una voce che oggi appare più robusta soprattutto nei centri, ai quali il soprano si affida per caratterizzare al meglio il suo ruolo.
Il suo Mario è Murat Karahan che possiede un buon materiale sonoro col quale si offre generosamente al personaggio del ribelle passionale in cui si cala anima e voce, con grande presenza scenica e buona intesa con il soprano.
Il terribile Scarpia è Giovanni Meoni dal temperamento fiero ed autoritario. La sua voce ambrata è giusta per il personaggio che canta in modo chiaro e dal buon fraseggio. Centrato nel ruolo anche il sagrestano Mikheil Kiria che ha una voce rotonda e robusta; non troppo caricato, il suo personaggio sta nel giusto mezzo tra lo spigliato ed il bonario spettatore degli eventi. Soffre talvolta l’orchestra per volume. Gianluca Lentini è un Angelotti molto buono, altrettanto dicasi per lo Spoletta di Antonello Ceron che ricopre spesso e discretamente questi ruoli di contorno. Chiudono il cast lo Sciarrone di Andrea Cortese e il carceriere Daniele Cusari; il pastorello è Stella Capelli.
Antonino Fogliani alla guida dell’orchestra dell’ Arena ha regalato diversi spunti apprezzabili e dinamiche appropriate. Spiace solo che talvolta il suono fosse un po’ prepotente rispetto all’operato dei cantanti che hanno dovuto dare veramente il massimo per emergere.
Il coro areniano di Vito Lombardi ed il coro di Voci bianche A.d’A.MUS. di Marco Tonini completano uno spettacolo che il pubblico ha mostrato di gradire (anche se ci è parso qualcuno storcesse il naso per la scelta del finale) con diverse chiamate alla ribalta per tutti gli interpreti e punte di acclamazione per la coppia protagonista e Scarpia.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Antonino Fogliani
Regia, scene e costumi Giovanni Agostinucci
Lighting designer Paolo Mazzon
GLI INTERPRETI
Tosca Fiorenza Cedolins
Mario Cavaradossi Murat Karahan
Scarpia Giovanni Meoni
Il sagrestano Mikheil Kiria
Angelotti Gianluca Lentini
Spoletta Antonello Ceron
Sciarrone Andrea Cortese
Un carceriere Daniele Cusari
Un pastore Stella Capelli
ORCHESTRA, CORO, TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. diretto da Marco Tonini
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
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FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA