Torna anche in questo 2017 l’edizione ormai più che decennale della Tosca firmata Hugo de Ana, con lo spettacolo che costituisce un felice punto di incontro tra modernità e tradizione, coniugando una perfetta aderenza al libretto con una messa in scena molto suggestiva che si distacca dall’ovvio ed inflazionato. Al regista bastano alcuni elementi identificativi per realizzare i luoghi prescritti: l’ormai celebre testa d’Angelo le cui enormi braccia avvolgono il palco impugnando la spada, il rosario pendente con l’effigie della Madonna in evidenza, le tele di Cavaradossi che addobbano la chiesa di Sant’Andrea della Valle, pochi ma fondamentali componenti d’arredo allestiti di tutto punto. Creando una specie di open space adattabile ai vari ambienti, con il gioco luci perfettamente bilanciato, il contrasto tra le dimensioni dei personaggi e gli elementi scenici volutamente fuori misura ad evidenziare la piccolezza degli esseri umani, tutto contribuisce a portare sul palco sensazioni e drammaticità degli eventi. Gli stessi costumi ricchi, che ci riportano alla Roma dell’epoca napoleonica, sembrano imbrigliare nella loro opulenza i protagonisti obbligandoli ad un incedere gravoso. Rovente la serata in questa stagione particolarmente afosa, un plauso va comunque a coloro che riescono ad affrontare in tali condizioni uno spettacolo articolato, sebbene non lunghissimo.
La protagonista è una certamente ispirata Susanna Branchini, che punta molto sulla drammaticità del personaggio anche sotto l'aspetto vocale, ma la sua Floria manca di una certa raffinatezza nel fraseggio che avrebbe reso più pregevole l’interpretazione comunque corretta.
Ancora una volta cuore e passione per Carlo Ventre, che come Mario Cavaradossi esprime il dolore amoroso e la passione politica a tutto tondo con voce larga e sonora.
Imponente il ruolo di Scarpia che vocalmente trova giustizia in un Ambrogio Maestri cattivo e feroce.
Particolare il timbro e molto presente scenicamente Romano Dal Zovo come Angelotti, ottimo sagrestano Nicolò Ceriani, come apprezzabile è lo Sciarrone di Marco Camastra. Il carceriere è Omar Kamata, mentre Spoletta ed il pastorello sono rispettivamente Antonello Ceron ed Emma Rodella.
In questo spettacolo il coro trova il suo momento di gloria nella spettacolare scena del Te Deum, in cui luci, musica e splendide voci amalgamate creano una atmosfera che al pubblico resta impressa nel tempo.
Torna a dirigere l’orchestra areniana il Maestro Antonino Fogliani, dopo l’appuntamento al Filarmonico nella stagione invernale con la medesima opera. Notiamo sonorità particolarmente favorevoli allo spazio ampio offerto dall’anfiteatro ed una morbidezza che accompagna la narrazione con puntualità e slancio espressivo. Un’ottima prova dall’orchestra che coglie i suoi input regalando emozioni al passo con la narrazione.
Pubblico folto e molto partecipe, ampiamente soddisfatto degli interpreti e prodigo di ovazioni per la coppia protagonista ed il direttore.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d'Orchestra Antonino Fogliani
Regia, scene, costumi e luci Hugo de Ana
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
Maestro del Coro Vito Lombardi
Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. diretto da Marco Tonini
GLI INTERPRETI
Tosca Susanna Branchini
Cavaradossi Carlo Ventre
Scarpia Ambrogio Maestri
Angelotti Romano Dal Zovo
Sagrestano Nicolò Ceriani
Spoletta Antonello Ceron
Sciarrone Marco Camastra
Un Carceriere Omar Kamata
Un pastorello Emma Rodella
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL'ARENA DI VERONA
![]()
![]()
![]()
![]()
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA