Quarta recita di Tosca all'Arena di Verona nell' esoterico allestimento di Hugo de Ana proposto per la prima volta nell' anfiteatro veronese nel lontano 2006.
Nulla da aggiungere sull'allestimento e sull'idea registica del celebre regista argentino più di quanto recensito da noi in occasione della prima avvenuta il 05.08.2107.
Importante cambio di cast invece nei ruoli principali che ha visto il felicissimo ritorno di Aleksandrs Antonenko in Arena, nel ruolo di Cavaradossi, una sfavillante Ainhoa Arteta nel ruolo di Tosca e un corretto Boris Statsenko nel ruolo di Scarpia.
Alesksandrs Antonenko, che proprio in Arena mosse i primi passi che lo hanno poi lanciato nei più grandi palcoscenici del mondo ( nel 2015 ha avuto l'onore di aprire la stagione del Metropolitan di New York in una indimenticabile produzione di Otello con la direzione di Yannik Nezet-Seguin) si è dimostrato ancora una volta cantante generosissimo che ha saputo risolvere Cavaradossi in propensione verista, con un fraseggio teso, muscoloso, dove le salite all'acuto sono risultate non esenti da forzature, ma con un colore dovizioso di armonici e sfumature dinamiche che hanno messo in risalto la baldanza giovanile di un Mario Cavaradossi generoso amante e passionale rivoluzionario.
Ainhoa Arteta ha disegnato una Tosca di notevolissimo spessore scenico, per nulla manierata sia nella finzione scenica che nella parte musicale.
La Arteta è artista che ha saputo cogliere lo spirito prettamente lirico della eroina pucciniana abbandonandosi ad un colore vocale caldissimo, scevro da quelle dinamiche isteriche che spesso caratterizzano questo personaggio, soprattutto nel secondo atto, dove abbiamo finalmente assistito ad una Tosca cantata e non urlata, per poi finire in un terzo atto tutto abbandoni lirici incorniciati in un fraseggio elegantissimo.
Boris Statsenko si conferma uno Scarpia dalla sapiente presenza scenica ma dalla vocalità di intermittente efficacia, spesso non abbastanza corposa, tale da venire sovrastata dall'orchestra in più punti. Statsenko risulta un cantante incline ad un declamato molto teatrale, ma spesso non altrettanto musicale.
Benissimo ha diretto Antonino Fogliani un’ Orchestra della Fondazione Arena rodata e precisa. Fogliani ha scelto tempi serrati, riuscendo ad esaltare l'empito sentimentale con una turgida tragicità e una abbondanza di colori che comunque risultano in partitura.
C'è finalmente ricchezza sinfonica in questa esecuzione, morbosa dolcezza e autentica forza drammatica che hanno incorniciato una serata felicissima dal punto di vista musicale.
Alla fine successo per tutti, inclusi i comprimari ( Romano Dal Zovo\Angelotti, Nicolò Ceriani\Sagrestano, Antonello Ceron\Spoletta, Marco Camastra\Sciarrone, Omar Kamata\Un carceriere, Stella Capelli\Un pastorello), il coro della Fondazione Arena diretto da Vito Lombardi ed il coro di voci bianche A.d'A. Mus diretto da Marco Tonini.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE
Direttore d'Orchestra Antonino Fogliani
Regia, scene, costumi e luci Hugo de Ana
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
GLI INTERPRETI
Tosca Ainhoa Arteta
Cavaradossi Aleksandrs Antonenko
Scarpia Boris Statsenko
Angelotti Romano Dal Zovo
Sagrestano Nicolò Ceriani
Spoletta Antonello Ceron
Sciarrone Marco Camastra
Un Carceriere Omar Kamata
Un Pastorello Stella Capelli
Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. diretto da Marco Tonini
Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona



FOTO ENNEVI- FONDAZIONE ARENA DI VERONA