Il settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona si inserisce perfettamente in un periodo molto florido di tournée e concerti in giro per l’Europa, alla fine dell’estate e subito prima dell’inizio della maggior parte delle stagioni operistiche e sinfoniche; tant’è che questo prestigioso Festival ha raggiunto già il venticinquesimo anno di attività registrando persino un aumento degli abbonati. Come sempre ricco il cartellone che anche quest’anno prevede orchestre di forte richiamo internazionale, come lo è senza dubbio per prestigio e qualità esecutiva la London Symphony Orchestra, che diretta dal fresco di nomina a Direttore Ospite Principale, il Maestro Gianandrea Noseda,  si è resa protagonista di una serata inaugurale di grande impatto emotivo e partecipazione generale.

Prima parte del concerto con la maestosa ouverture dell’opera Die Meistersinger von Nurnberg di Wagner, che il Maestro di Lipsia compose tra il 1861 e il 1862, racchiudendo in essa le caratteristiche formali di una sinfonia vera e propria concentrata in un unico movimento, naturalmente introducendo ciò che poi avrebbe caratterizzato l’intera opera, terminata solo nel 1867 e rappresentata l'anno successivo. Dopo aver composto Tristano e Isotta il compositore si volse forse inaspettatamente verso un soggetto realmente esistito e sicuramente più leggero dal punto di vista morale: il calzolaio tedesco Hans Sachs vissuto nella Germania del cinquecento e già trattato in letteratura precedentemente a quei tempi. Trattandosi di un’ opera che esaltava la laboriosità e la dedizione delle famose corporazioni di arti e mestieri, attive a Norimberga nel Cinquecento, ancora una volta  Wagner ambiva a sottolineare la grandezza e spiritualità del popolo tedesco.  Con questo pezzo Noseda si approccia alla partitura con una lettura sempre tesa e trascinante, grazie ad un gesto così chiaro che la risposta è univoca da parte dei musicisti che offrono un suono raffinato e dal velluto omogeneo.

Con Debussy ci spostiamo al secolo successivo, quando verso la fine del 1903 il compositore francese cominciò a concepire ‘La mer, tre schizzi sinfonici per orchestra’. La passione per il mare, il mestiere del marinaro e l’idea di sperimentare sempre qualcosa di nuovo in partitura, lo spinsero a cimentarsi in questo lavoro che fu accolto allora con pareri controversi.  Come spesso si è scritto non voleva essere un pezzo squisitamente descrittivo, l’interesse era puntato soprattutto sulla melodia stessa e sull’effetto creato da ritmi contrastanti, in sintesi da schizzi melodici appunto. Tuttavia ascoltando ‘Dall’alba al mezzogiorno sul mare’ non si può fare a meno che pensare comunque ad un mare piatto quasi in attesa di una improvvisa increspatura e che poi si agita, come sottolineato giustamente dai fiati. Ecco dunque l’alternarsi di rapide melodie in successione con veloci arcate, piccole scale, ritmi rapidi che fanno spazio a motivi più morbidi e distesi, ma sempre volti ad un rapido cambiamento, come le onde di un mare inquieto.  Qui la London Symphony di Noseda non cede a facili clangori: il suono resta asciutto e sontuoso allo stesso tempo, terso e sinuoso, fino a scomparire quasi del tutto, come nel finale del ‘Gioco delle onde’. Profondo e misterioso l’ultimo movimento, il ‘Dialogo del vento e del mare’, ove tutte le sezioni si stringono intorno a segmenti sonori che sembrano esplodere ed implodere continuamente fino al crescendo finale.

Seconda parte con la suggestiva Sinfonia n. 2 in Mi minore Op. 27 di Rachmaninov ed un ulteriore passetto avanti verso il 1908, anno della sua prima esecuzione. Gestazione lunga e difficoltosa, forse dovuta al timore dopo l’insuccesso della prima sinfonia, ampiamente colmato dalla fortuna registrata invece dal secondo lavoro sinfonico. Un lavoro di quasi un’ora che per l’epoca era qualcosa di eccezionale nel repertorio sinfonico russo e che si cercò anche di tagliare per talune esecuzioni dell’epoca. Resta indiscusso il fascino dell’atmosfera, del senso di mistero e di austerità che permea l’intera composizione, sin dal Largo iniziale che da morbido e delicato diventa imponente e maestoso, proseguendo nell’Allegro, che grazie allo schema ABA alterna momenti di estrema allegria del tema principale a sensazioni più solenni; l’Adagio conferma essere forse il momento più amato da chi ascolta e in cui la London Symphony si rivela ancora una volta orchestra sensibilissima, dal suono raffinato, ampio e profondo e che in taluni punti raggiunge persino il carezzevole. Finale con Allegro vivace trascinante e strappa applausi grazie all’organico al completo in crescendo.

Dieci minuti di applausi entusiastici e riconoscenti, nonché commossi,  hanno salutato direttore e orchestra che hanno ringraziato con il funambolico bis della Danza Russa da Lo schiaccianoci di Cajkovskij. Il ‘settembre’ prosegue lunedì 12 con L’Orchestra del Maggio Fiorentino e Zubin Mehta.

Maria Teresa Giovagnoli

IL PROGRAMMA DEL CONCERTO

LONDON SYMPHONY ORCHESTRA

Gianandrea Noseda, direttore

Richard Wagner (1813 - 1883) 
Die Meistersinger von Nurnberg 
(Ouvertùre Atto I) 


Claude Debussy (1862-1918)
 
La Mer 
tre schizzi sinfonici per orchestra 
I. De l'aube a midi sur la mer 
II. Jeux de vagues 
III. Dialogue du vent et de la mer 
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Sergej Vasil'evic Rachmaninov (1873 1943) 
Sinfonia n. 2 in Mi minore Op. 27 
I. Largo — Allegro moderato 
II. Allegro molto 
III. Adagio 
IV. Allegro vivace

Foto Maurizio Brenzon