Non nascondiamo mai il nostro particolare interesse quando ci si offre l’occasione di assistere ad un dramma che trae ispirazione dalla meravigliosa ed intensa attività dei poeti di lingua inglese. In questo caso ci siamo tuffati a pieno titolo nel movimento estetico di cui il geniale Oscar Wilde fu esponente alla fine del XIX secolo. Con le sue novelle il lettore si trovava immerso in un sogno che aiutava a vivere quasi sostituendosi alla vita reale, grazie al suo gusto per l’arte e la bellezza, ed affermando ‘I have put all my genius into my life; I have put only my talent into my work’ (ho messo il genio nella mia vita, il talento nel mio lavoro). La Salome che Strauss mette in una musica travolgente ed incredibilmente descrittiva fu da Wilde scritta originariamente in francese e gli valse gran parte della sua notorietà. Dramma simbolico e ricco di spunti significativi, ha offerto alla regista Marina Bianchi moltissime idee per crearne uno spettacolo dark e sensualissimo ove ciò che accade in scena ha sempre un senso specifico ed i personaggi ruotano attorno alla onnipresente protagonista, che catalizza su di sé le vicende ma anche l'attenzione di chi assiste che ne resta molto colpito. Salome è una giovane sensuale e passionale, ossessionata dal suo bel Giovanni, il Battista; pur sapendo bene che egli nella sua purezza non può cedere ella continua a desiderare tutto di lui, fino all’atroce vendetta. La regista esalta l'atmosfera evocata in una ambientazione prevalentemente in penombra, con giochi di contrasti creati da Paolo Mazzon, tra le strutture piuttosto tradizionali di Michele Olcese. Si aggira spesso in scena una sorta di doppio della giovane, impersonata da una ballerina che ne copia e sviluppa i movimenti anche in modo più esplicito; compaiono anche altre figure alquanto ambigue ad indicare un ambiente poco chiaro e molto equivoco in cui la ragazza vive. Le proiezioni di Matilde Sambo evocano talvolta la figura di Giovanni, talvolta simboleggiano le passioni in corso con elementi esemplificativi (come la luna grande protagonista), che comunque non aggiungono nulla di particolare alla scenografia secondo noi già adeguata. Anche i costumi di Giada Masi hanno una foggia che serve a sottolineare per colore e fattura la personalità dei vari personaggi, si pensi al viola di Erodiade, al bianco dalle trasparenze studiate per Salome, al rosso passione per Erode, ecc. Uno spettacolo in estrema sintesi ricco di significati che allo spettatore possono apparire più o meno chiari, anche a seconda di dove si focalizza la sua attenzione.
Sul fronte musicale rileviamo la direzione efficacie di Michael Balke che a nostro avviso ha saputo proiettare l’orchestra dell’Arena di Verona in un repertorio poco praticato con attenta partecipazione, ottenendo delle mirabili sfumature: trascinante ed intenso è il suono che si fa ora avvolgente ora leggero per una giusta sottolineatura degli eventi.
E travolge tutti la protagonista Nadja Michael che fa della forza il punto su cui spingere per la sua interpretazione, mostrando anche doti da danseuse visto il suo incedere sinuoso e sciolto, punta molto sugli acuti laddove nel grave la voce è meno efficacie; personalità da vendere e tenacia la fanno emergere sugli altri interpreti. Kor-Jan Dusseljee è il voglioso Erode, ha una voce dalla pasta ricca e marmorea, uniforme e perfettamente a suo agio col repertorio tedesco. Il suo ruolo è giocato sul filo della passione/voglia di comandare e nel soddisfare i suoi desideri ne diventa vittima egli stesso. Anna Maria Chiuri dipinge una Erodiade di carattere ed espressività, forte della sua voce cupa nel senso positivo del termine, quindi adatta ad una donna ostile e calcolatrice. Il profeta Giovanni nella sua pura veste bianca è un austero ed irremovibile Fredrik Zetterström, tanto nell’interpretazione molto controllata quanto nella voce salda dotata di un bel colore brunito.
Nei ruoli di contorno si distingue Enrico Casari come Narraboth , il paggio è Belén Elvira mentre fanno parte del gruppo dei 5 Giudei Nicola Pamio, Pietro Picone, Giovanni Maria Palmia, Paolo Antognetti e Oliver Pürckhauer. Costantino Finucci e Gianfranco Montresor sono i due soldati, i due Nazareni sono Romano Dal Zovo e Stefano Consolini, mentre Alessandro Abis e Cristiano Olivieri sono l’uomo della Cappadocia e lo schiavo.
Applausi convinti al termine con ovazioni per la protagonista.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d’orchestra Michael Balke
Regia Marina Bianchi
Scene Michele Olcese
Costumi Giada Masi
Movimenti mimici Riccardo Meneghini
Lighting design Paolo Mazzon
Videomaking Matilde Sambo
GLI INTERPRETI
Erode Kor-Jan Dusseljee
Erodiade Anna Maria Chiuri
Salome Nadja Michael
Jochanaan Fredrik Zetterström
Narraboth Enrico Casari
Un paggio di Erodiade Belén Elvira
Cinque Giudei Nicola Pamio
Pietro Picone
Giovanni Maria Palmia
Paolo Antognetti
Oliver Pürckhauer
Due Nazareni Romano Dal Zovo
Stefano Consolini
Due soldati Costantino Finucci
Gianfranco Montresor
Un uomo della Cappadocia Alessandro Abis
Uno schiavo Cristiano Olivieri
ORCHESTRA E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona
FOTO ENNEVI FONDAZIONE ARENA DI VERONA