Arena di Verona gremita fino all’inverosimile per salutare ed ascoltare uno dei cantanti d’opera più amati di sempre e che ancora oggi è in grado di creare serate di forte impatto e di grande successo. Parliamo naturalmente di Plácido Domingo, leggenda vivente madrilena che ha deciso di dedicare una intera serata al suo primo amore musicale, la Zarzuela, che cantava in gioventù con i suoi genitori e che lo ha portato ad amare la musica e poi intraprendere la straordinaria carriera che tutti conosciamo.

Questo genere musicale, che trova corrispondenza nella nostra operetta, è un’arte nobilissima dalle origini antiche, sorta per intrattenere la famiglia reale spagnola fin dal Diciassettesimo secolo ed il cui nome deriverebbe dal Real Sitio de la Zarzuela vicino a Madrid, tutt’ora fra le dimore dei regnanti, in cui appunto essi si ritiravano ed assistevano a questi spettacoli creati ad hoc, fatti di recitazione, canti, accompagnamento musicale e splendidi balletti.

Domingo confeziona uno spettacolo completo di tutto questo e forse più, perché l’elemento umano è ciò che ha sempre fatto la differenza nel suo caso. Stefano Trespidi recupera gli elementi base della nota scenografia di Carmen e su di essa il padrone di casa si alterna a due splendidi e validi colleghi: il soprano Ana María Martínez ed il tenore Arturo Chacón-Cruz. Il programma, illustrato di seguito, offre una ricchissima carrellata delle più celebri arie di questo repertorio, da autori come Gerónimo Giménez, Pablo Sorozábal, José Serrano, Enrique Granados, per citarne solo alcuni. I temi trattati sono ovviamente cari ad un popolo sanguigno come la Spagna: amore, passione, gelosia, tristezza, nostalgia.. Domingo trova una sorta di ritorno alle origini in questo repertorio che gli appare particolarmente congeniale: la voce è chiara, come è e deve essere quella di un tenore, non mostra alcuna fatica, nonostante le oltre due ore di spettacolo, e canta sempre con un fraseggio meraviglioso ed un senso della parola invidiabile. Certo l’amplificazione installata gioca molto a favore di una emissione più rilassata, senza colpire e chiaramente calibrata ai volumi dei microfoni, ma colpisce il senso del palcoscenico sempre vivo in questo interprete che ha come sempre ipnotizzato il pubblico. Bellissima la voce rotonda e calda di Ana María Martínez, soprano duttilissimo, dalle agilità facili tanto quanto i pianissimo, con una presenza scenica prepotente e davvero espressiva nel canto. Stesso dicasi per il tenore Arturo Chacón-Cruz, voce incantevole ed uniforme, ben controllata, preciso ed incisivo nel porsi sul palco.

Fantastiche le coreografie della Compañía Antonio Gades, in grado di ballare anche senza orchestra e creando il proprio ritmo con le mani, con gli oggetti in scena, con il proprio corpo, insomma straordinari. Bellissimi i costumi colorati e ricchi indossati dai danzatori e dagli interpreti, naturalmente in stile spagnolo.

Anche l’orchestra è parsa particolarmente in forma sotto la direzione di Jordi Bernàcer, il quale accompagna i musicisti con un gesto ampio che sembra abbracciare ogni singola nota appoggiata con sentimento e massima attenzione nel creare sfumature, colori, accenti. Come la musica fosse un manto di seta su cui gli interpreti scivolano facilmente, avvolti con calore.

Pertinente anche il gioco luminoso creato sul palco e sui gradoni in background da Paolo Mazzon.

Successo trionfale per questo spettacolo vincente, con applausi a scena aperta, ovazioni per Domingo che insieme ai suoi colleghi ha regalato anche numerosi bis per rispondere al calore del pubblico. Ad maiora!

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

 

Direttore d'orchestra            Jordi Bernàcer

Regia                                     Stefano Trespidi

Ligthing designer                 Paolo Mazzon

 

Con la partecipazione straordinaria della Compañía Antonio Gades

Direzione artistica Stella Arauzo

 

GLI   INTERPRETI

 

Plácido Domingo

Soprano Ana María Martínez

Tenore Arturo Chacón-Cruz

 

IL PROGRAMMA

I PARTE

Gerónimo Giménez
“Intermedio” da La boda de Luis Alonso
Compañía Antonio Gades
Coreografia: Mayte Chico e Stella Arauzo

Reveriano Soutullo e Juan Vert
“Quiero desterrar” da La del soto del parral
Plácido Domingo

Pablo Sorozábal
“No corté más que una rosa” 
da La del manojo de rosas
Ana María Martínez

José Serrano
“Te quiero, morena” da El trust de los tenorios
Arturo Chacón-Cruz

Manuel Fernández Caballero
“No cantes más La Africana” 
da El dúo de La Africana
Plácido Domingo e Ana María Martínez

Enrique Granados
“Intermedio” da Goyescas
Orchestra dell’Arena di Verona

Jacinto Guerrero
“Mi aldea” da Los gavilanes
Plácido Domingo

Reveriano Soutullo e Juan Vert
“Amor, mi raza sabe conquistar” 
da La leyenda del beso
Ana María Martínez e Arturo Chacón-Cruz

Manuel de Falla
“Danza ritual del fuego” da El amor brujo
Compañía Antonio Gades
Coreografia: Antonio Gades

Pablo Sorozábal
“No puede ser ” da La tabernera del puerto
Plácido Domingo

II PARTE

Manuel de Falla
“Farruca” da El sombrero de tres picos
Compañía Antonio Gades
Coreografia: José Huertas

Federico Moreno-Torroba
“En mi tierra extremeña” da Luisa Fernanda
Plácido Domingo e Ana María Martínez

Federico Moreno-Torroba
“De este apacible rincón de Madrid” 
da Luisa Fernanda
Arturo Chacón-Cruz

Federico Moreno-Torroba
“Tres horas antes del día” da La marchenera
Ana María Martínez

Federico Moreno-Torroba
“Luche la fe por el triunfo” da Luisa Fernanda
Plácido Domingo

Georges Bizet
“Entr’acte” da Carmen
e Flamenco
Compañía Antonio Gades
Coreografia: Antonio Gades e Carlos Saura

Pablo Sorozábal
“Hace tiempo que vengo al taller” 
da La del manojo de rosas
Ana María Martínez Plácido Domingo

Manuel Penella Moreno
“¿Me yamaba, Rafaliyo” da El gato montés
Plácido Domingo, Ana María Martínez 
Arturo Chacón-Cruz

FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA