Di Pierluigi Guadagni
“Ma dimmi, altra voce non parti d'udire?
Sei vano, o Macbetto, ma privo d'ardire.”
Straordinaria apertura di stagione per il Gran Teatro del Liceu a Barcellona con una produzione del Macbeth di G. Verdi proveniente dal Grand Théâtre de Genève, che ha visto il suo debutto nel 2012. Christof Loy, responsabile della regia, sceglie una lettura densa di intensità teatrale, ma tutto sommato abbastanza classica.
Loy ci trascina in un mondo che rimanda ai film horror della Hammer Production, ambientando l'intero dramma all'interno di un castello gotico scozzese di fine ottocento, dove il linguaggio visivo e scenografico viene risolto esclusivamente in bianco e nero. Persino la macabra domesticità del sangue, tanto sangue, risulta visivamente nera.
Ecco quindi che Macbeth e Lady, appaiono qui come due personaggi intrappolati nelle paure e nei fantasmi che si aggirano nelle lugubri stanze del castello, autori loro stessi dei drammi umani che le hanno generate.
Le streghe diventano l' iperattivo personale di servizio del castello, perennemente intente a ricordare alla sanguinaria coppia i loro misfatti e a presentare loro il conto in termini di paure, generando con un lento lavorio di intima paranoia, la disfatta psicologica dei due protagonisti.
Il lavoro di Loy, è splendidamente assecondato nei perfettamente lugubri interni scenografici di Jonas Dhalberg e nei costumi (curatissimi nel dettaglio quelli della Lady) di Ursula Renzenbrink. Il gelido disegno luci di Bernd Purkrabek si è inserito alla perfezione nel lavoro registico, come pure la coreografia di Thomas Wilhelm (relegata alla sola pantomima del terzo atto, giacché i ballabili non sono ahimè stati inseriti in questa produzione).
Ludovic Tézier, debuttante nel ruolo, ci ha regalato una interpretazione del personaggio di Macbeth oltre qualsiasi aspettativa.
Vero artigiano del canto, Tézier punta tutta la sua interpretazione sulla ricerca dell'esaltazione musicale generata dalla parola.
La sua lunga frequentazione di ruoli mozartiani, l'ha probabilmente aiutato in questo senso, giacché il suo porgere la nota, il suo fraseggio e la sua dinamicità teatrale risultano tutte tese alla ricerca di un colore mai becero o facilmente individuabile, viceversa sempre in bilico tra allucinazione e disperata ricerca di approvazione nei confronti della sanguinaria moglie.
Martina Serafin, anch'essa debuttante nel ruolo, è tutto ciò che ci si aspetta da una Lady.
Già dal suo iniziale ingresso in scena nell' incedere regale ed austera sull'immenso scalone centrale della scena, è apparso subito chiaro quale donna avremmo avuto davanti.
Una drammaticità tale che si è immediatamente riversata nel canto già dalla sua prima aria d'ingresso.
La voce è potente, squillante, vibra nella parola come nella possessione completa del personaggio. Splendidamente sinistra e attenta nel centellinare emozioni vocali nello sviluppo del personaggio, arriva alla scena del sonnambulismo dove il senso di colpa e di amoralità si travasano in una interpretazione trasognata ed eterea.
Vitalij Kowaljow è un Banco dalla voce oscura e greve, non tanto per la sensazione di peso che produce, quanto per la capacità di generare paura e disegnare il suo personaggio in eterno conflitto con Macbeth.
Saimir Pirgu ci ha dimostrato che una voce bella e morbida come la sua è capace anche di quella drammaticità vocale con la quale ha risolto la sua trasformazione vocale recente.
Pirgu canta la sua splendida aria del quarto atto, e tutti i suoi interventi musicali, perfettamente in linea con una scrittura musicale, qual è quella di Macduff, che richiede fierezza e compassione.
A completare il cast, con precisa preparazione vocale ed interpretativa, Anna Puche (dama di Lady), Albert Casals (Malcom), David Sanchez (un medico), Marc Canturri (un servo, un sicario, un araldo).
Giampaolo Bisanti a capo della Orquestra Simfònica del Gran Teatro del Liceu, dirige con mano sapiente ben attento a bilanciare il peso tra buca e palco con una attenzione al dettaglio interpretativo significante. La sua non è assolutamente una interpretazione sangue e fuoco, come ci si potrebbe aspettare da un lavoro come quello di Macbeth, ma cerca piuttosto una riproduzione di un suono vivo e pulito che comunichi la sua drammaticità attraverso un disegno preciso di tessiture opache ed agghiaccianti, perfettamente in linea con la lettura di Loy che sceglie il finale d'opera del 1847, registicamente più convincente ma musicalmente superato da quello del 1865.
In linea con le intenzioni di Bisanti anche la prova superlativa del Cor del Gran teatre del Liceu diretto da Conxita Garcia.
Applausi convinti per tutti con ovazioni per la coppia protagonista da parte di un teatro esaurito in ogni ordine di posti.
Pierluigi Guadagni.
LA PRODUZIONE
Direttore d’orchestra Giampaolo Maria Bisanti
Regia Christof Loy
Scene Jonas Dahlberg
Costumi Ursula Renzenbrink
Lighting Designer Brend Purkrabek
Coproduzione Grand Théâtre de Genève
GLI INTERPRETI
| Macbeth | Ludovic Tézier | |
| Banquo | Vitalij Kowaljow | |
| Lady Macbeth | Martina Serafin | |
| Dama | Anna Puche | |
| Macduff | Saimir Pirgu | |
| Malcolm | Albert Casals | |
| Doctor | David Sánchez | |
| Servant, herald and assassin |
Marc Canturri
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ORCHESTRA E CORO DEL GRAN TEATRE DEL LICEU
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Foto Antoni Bofill