Una torre diroccata con vetri rotti e per giunta pendente domina il palcoscenico, come simbolo di un tracollo dinastico ma anche della vita di tante principesse delle favole, imprigionate in un destino scelto da altri e che aspettano il principe azzurro in arrivo a salvarle. Lucia è una giovane prigioniera della società in cui vive, del destino scelto dal fratello, tormentata da visioni fin troppo reali che ne condizionano persino l’agire. Ma per la regia Damiano Michieletto (qui ripresa da Roberto Pizzuto) c’è ancora di più: la protagonista non è solo una povera infelice che muore in preda alla follia, è una donna che sa il fatto suo e che pur tra visioni e vagheggiamenti oscuri, prende atto della sua vita e decide coscientemente anche di porne il termine, gettandosi dalla torre. Il fantasma che la chiama a sé le appare continuamente e ne diventa un doppio, un’immagine riflessa in cui spesso si rifugia e vi si rivolge come attratta. Non serve altro per questo allestimento: niente palazzi sfarzosi per le scene di Paolo Fantin o costumi d'epoca per Carla Teti, solo pochissimi accessori e tanto fumo, fosco presagio di oscuri pensieri, e le luci in cui predomina il rosso carminio. Non c’è nemmeno il sangue sul vestito di Lucia omicida di Arturo, ella resta candida come i suoi pensieri, mentre la donna fantasma reca con sé una rosa rossa che si infilza rumorosa nel suolo ed i cui petali ricoprono il corpo del povero Edgardo, immolato al suo cuore. Questa in estrema sintesi la Lucia di Lammermoor che andò in scena nel 2008 per l'Opernhaus di Zurigo e che è in programmazione al Regio di Torino in questi giorni, registrando un notevole successo di pubblico grazie anche al cast che si alterna nelle recite.
Protagonista alla recita cui abbiamo assistito, Jessica Pratt costituisce una garanzia di qualità nei panni di Lucia. Se c’è un ruolo che calza a pennello al soprano è proprio quello della fanciulla di Lammermoor per la facilità con cui affronta la scrittura musicale a lei pertinente. Sovracuti a parte, che escono agilmente come sempre, ciò che apprezziamo è la dolcezza nell’appoggiare i suoni lievi, nel tornire di accenti e modulazioni differenti l’emissione vocale, che non è mero sfoggio di tecnica. Quasi surreale la scena della pazzia, con la presenza della glassarmonica in orchestra.
Molto bravo anche il suo innamorato Edgardo: Piero Pretti sfoggia un bellissimo timbro tenorile che si lancia in avanti ed in acuto con sentimento e tanta partecipazione. Il suono è ricco, il canto molto musicale ed armonioso in ogni passaggio, viaggiando passo passo con la musica e fondendosi in essa. ‘Tombe degli avi miei’ è la chiosa ad una prestazione maiuscola.
Gabriele Viviani incarna l’immagine del fratello egoista e menefreghista alla perfezione, non solo avendone l’aspetto che vi si addice, ma anche sfoggiando una vocalità brunita importante e vivace. Unico neo un suono un po’ forzato nell’acuto che viene talvolta coperto dall’orchestra.
Aleksandr Vinogradov è un sorprendente Bidebent: la voce di basso è tanto scura quanto profonda e sempre equilibrata, che si fa persino più chiara quando sale sul rigo. Ottima l’interpretazione e l’intesa con i compagni in scena. Daniela Valdenassi è una Alisa più che onorevole dal timbro vocale molto piacevole, mentre il Normanno è un corretto anche se non poderoso vocalmente Luca Casalin. Bene nel suo intervento l’Arturo di Francesco Marsiglia.
Bella prova del coro di Claudio Fenoglio.
La conduzione del Maestro Gianandrea Noseda è stata incredibilmente coinvolgente e trascinante. Colpisce il suo seguire i cantanti anche con i movimenti del capo, tenendo tutto sotto controllo e partecipando egli stesso al canto e a ciò che accade in scena. Ancora una volta il suono è ricco di accenti e carico di tensione soprattutto nei momenti topici. Meraviglioso come detto l’intervento della glassarmonica che rende ancor più evanescenti le atmosfere visionarie di questa opera straordinaria.
Successo trionfale per tutti gli interpreti ed il maestro Noseda, con punte di delirio per i fan della Pratt giunti anche dall’estero.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
| Direttore d'orchestra | Gianandrea Noseda |
| Regia | Damiano Michieletto |
| Ripresa da | Roberto Pizzuto |
| Scene | Paolo Fantin |
| Costumi | Carla Teti |
| Luci | Martin Gebhardt |
| riprese da | Alessandro Carletti |
| Assistente ai costumi | Alessio Rosati |
| Maestro del coro | Claudio Fenoglio |
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GLI INTERPRETI Miss Lucia, sorella |
Jessica Pratt |
| Sir Edgardo di Ravenswood |
Piero Pretti |
| Lord Enrico Ashton |
Gabriele Viviani |
| Raimondo Bidebent, educatore e confidente di Lucia |
Aleksandr Vinogradov |
| Lord Arturo Bucklaw | Francesco Marsiglia |
| Alisa, damigella di Lucia |
Daniela Valdenassi |
| Normanno, capo degli armigeri di Ravenswood |
Luca Casalin |
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Allestimento Opernhaus Zürich
Novità per l’Italia
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Foto Ramella&Giannese - Edoardo Piva