Di Maria Teresa Giovagnoli
Ancora una volta ci professiamo felici di poter assistere ad un’opera che in Italia latitava dai cartelloni lirici da troppi lustri e che il Teatro Comunale di Modena ha portato in scena in collaborazione con Piacenza, Reggio Emilia e Lucca: si tratta de La Wally di Catalani, penultimo appuntamento di una stagione che dobbiamo dire è stata piuttosto ricca.
La regia è di Nicola Berloffa, il quale sceglie di analizzare e sottolineare l’aspetto psicologico dei personaggi privilegiandone il lato più truculento. Sono tutti estremamente caricati nel gesto scenico e nel canto che certamente è sollecitato anche dalla partitura, come in preda ad un istinto di autodistruzione, forse dovuto alla durezza del clima in montagna o a difficoltà oggettive di ciascun personaggio. Stromminger tratta la figlia con energica forza volitiva, la stessa Wally si muove come una iena mossa da profondo astio verso chiunque non comprenda i suoi sentimenti: che sia il genitore egoista o lo spasimante indesiderato (salvo ripensamenti di comodo), e perfino l’amato Giuseppe fidanzato con un’altra. Costui non è certo da meno, ed anche alla festa del Corpus Domini nella taverna di Afra aleggia una atmosfera che prelude alla tragedia.
Sufficientemente funzionali e nulla più sono le scene di Fabio Cherstich, che circonda i protagonisti di un muro idealmente bianco di neve, che spesso cade sul palco, e propone ambienti minimalisti e semplici per la taverna di Afra o la capanna di Wally in solitudine fra i monti. Valeria Donata Bettella crea dei costumi indubbiamente pertinenti ai soggetti ed ai luoghi in questione. Marco Giusti è chiamato a far risaltare l’atmosfera fredda e dura con i suoi effetti di luce.
Il cast si è adeguato all'idea registica diremmo con ‘prepotenza’ scenica e vocale, a partire dalla protagonista Saioa Hernandez che utilizza la voce al massimo delle sue possibilità. Particolare come si trasforma nel passaggio di registro: da calda e ambrata nel grave a rotonda e squillante in acuto, mantenendo sempre corpo e volume. Ci domandiamo però se in altro ruolo sia artefice anche di maggiori sfumature e suoni più contenuti. Forse anche troppo spinto è il tenore Zoran Todorovich, il cui ruolo di Hagenbach mette a dura prova la zona acuta spesso sollecitata. Porta comunque a termine una recita apprezzabile per tenuta ed adesione ai dettami registici. Claudio Sgura si conferma baritono di forte tempra e dotato di una voce importante e perfettamente controllata, in grado di nobilitare anche un personaggio alquanto bifolco come Gellner. Bellissimo è il timbro di Giovanni Battista Parodi, il terribile Stromminger totalmente sordo ai bisogni della figlia; interessante la voce di Mattia Denti, il Pedone di Schnals. Serena Gamberoni si dimostra molto adatta scenicamente e vocalmente al ruolo di Walter, mentre Carlotta Vichi è Afra, la promessa sposa di Giuseppe Hagenbach.
L’ Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna guidata da Francesco Ivan Ciampa non cede a facili frastuoni o suoni esageratamente prorompenti; pur mantenendo una certa uniformità di colori, offre una narrazione musicale coerente al palco adeguatamente seguito e sollecitato.
Pronto ed efficacie il coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati.
Applausi molto soddisfatti per tutti al termine.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Regia Nicola Berloffa
Scene Fabio Cherstich
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Marco Giusti
Maestro del coro Corrado Casati
GLI INTERPRETI
Wally Saioa Hernandez
Stromminger, suo padre Giovanni Battista Parodi
Afra Carlotta Vichi
Walter, suonatore di cetra Serena Gamberoni
Giuseppe Hagenbach di Sölden Zoran Todorovich
Vincenzo Gellnerdell'Hochstoff Claudio Sgura
Il Pedone di Schnals Mattia Denti
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza
Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro del Giglio di Lucca
Nuovo allestimento
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FOTO TEATRO COMUNALE LUCIANO PAVAROTTI - MODENA