Ogni guida turistica che si rispetti descrive la città di Vicenza come un teatro a cielo aperto, un luogo di naturale bellezza in cui ogni edificio si presterebbe ad ospitare rappresentazioni artistiche. Lo ben sapevano i nobili vicentini che già nel Cinquecento strutturavano i propri palazzi principeschi del centro storico prevedendo una corte con una balconata, o comunque un angolo che in qualche modo ricreasse in miniatura gli spazi di un palcoscenico, per le loro feste private. Così l’Associazione Concetto Armonico ha saputo riproporre in questi giorni quelle atmosfere passate ambientando in tutto il centro storico i suoi appuntamenti musicali: il Tempio di Santa Corona, il cortile di palazzo Trissino, la chiesa di San Gaetano, il Teatro Olimpico, ed infine le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, dove abbiamo assistito ad una originale rappresentazione de La serva padrona di Pergolesi.

 

Utilizzando lo spazio sottostante alla magnifica Loggia d’Ercole nel cortile del seicentesco palazzo appartenuto alla famiglia Leoni Montanari, è bastato qualche piccolo accorgimento scenico affinché  Andrea Castello, direttore artistico dell’Associazione e curatore dell’allestimento, ci riportasse ai fasti dei bei tempi che furono, introducendoci nella casa del ricco ed evidentemente annoiato Uberto, padrone burbero della furbissima Serpina, che col suo piccolo stratagemma riesce a farsi sposare quasi a riscatto di una vita, se pur giovane, passata a servizio. Con molta simpatia Castello si è anche prestato al ruolo di Vespone, il servo muto e finto fidanzato di Serpina, per completare un cast di giovani e spigliati interpreti. Assolutamente in stile gli abiti della sartoria Sattin.

Nei circa quarantacinque minuti di spettacolo abbiamo riso e goduto delle espressioni e movenze della fresca Ilenia Tosatto, un po’ acerba nel registro medio ma che spicca in acuto con disinvoltura, entrando efficacemente nei panni della vispa cameriera che la fa in barba al suo padrone.

Piacevole sorpresa il basso-baritono Davide Giangregorio la cui voce scava davvero a fondo nella zona grave con un timbro molto particolare; il suo Uberto è sui generis, tra il bisbetico e il succube di una ragazza cui cerca di tener testa già sapendo di dover cedere.  

Interessante l’accompagnamento dell’Ensemble Corte Armonica (due violini, viola, violoncello e contrabbasso), che trova nel Maestro al cembalo Alberto Maron una guida complice come lo è chi suona e dirige allo stesso tempo: abile nel guidare tanto i colleghi quanto gli interpreti in scena, con l’Ensemble lo spartito prende vita con morbidezza e la giusta leggerezza di suono atto ad un ambiente raccolto, senza staccare tempi troppo spinti e con estrema attenzione al fraseggio dei due cantanti.

Sappiano che nel 1733 il pubblico vide per la prima volta questo gioiellino semplicemente come intermezzo all’opera seria Il prigionier superbo, sempre di Pergolesi. Oggi probabilmente non sarebbe possibile impegnare un folto pubblico per tanto tempo con due rappresentazioni, ma siam pur certi che la corte del Leoni Montanari col pubblico di oggigiorno, che ha così tanto applaudito l’evento ieri pomeriggio, potrebbe farci un pensierino.  

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI

M° direttore e concertatore al cembalo Alberto Maron
Demi stage: Andrea Castello
Costumi: Sartoria Sattin

Serpina: Ilenia Tosatto

Uberto: Davide Giangregorio

Vespone: servo di Uberto (personaggio muto): Andrea Castello

Ensemble strumentale: Corte Armonica

Pietro Battistoni, Annalisa Virzi, violini

Elena Gelmi, viola

Edvige Forlanelli, violoncello

Matteo Zabadnech, contrabbasso

Foto per gentile concessione dell'ufficio stampa Concetto Armonico