Il Grande di Brescia rende omaggio alla Cenerentola rossiniana, che debuttò nel gennaio di duecento anni fa a Roma, con uno spettacolo dai colori vivaci e dall’accento frizzante, non esageratamente tradizionale, ma ben lontano da certe stravaganze che talvolta vengono partorite con l’intento di stravolgere il libretto. Arturo Cirillo resta molto legato al racconto fiabesco, ma decide di ambientare la storia tra architetture barocche cui fanno da sfondo elementi di strutture industriali, opera di Dario Gessati, come a voler indicare che quanto accade in scena ha comunque un fondo molto chiaro di verità e concretezza. Molto fanno gli interpreti stessi, cui il regista ha evidentemente lasciato il compito di accentuare il carattere di ognuno; così don Magnifico e Dandini sono buffi quasi a livello di cabaret e gli altri personaggi sembrano ruotare intorno a questa scia di allegria che sovrasta tutti. Solo la povera Angelina offre un velo di tristezza, con l’insistere del suo canto ‘Una volta c’era un re..’, sempre espressa liberamente e senza particolari costrizioni registiche. Tanta parte hanno anche i mimi che interpretano una specie di danza della scarpetta sulla ouverture, e sono artefici di parecchi siparietti nel corso della rappresentazione. Ovviamente i costumi non potevano essere da meno, così Vanessa Sannino crea stravaganti fogge per i più ‘matti’, addirittura infiocchettando le due sorellastre in abiti fiorati (letteralmente con due enormi fiori in testa), lasciando invece nella semplicità e purezza Angelina e nella discrezione Don Ramiro.
A guidare l’Orchestra I Pomeriggi Musicali la giovane Yi-chen Lin, che con gesto discreto ma puntuale tiene insieme le parti dello spettacolo con rigore e precisione. Soltanto nel finale primo atto c’è stato un leggero scollamento col palco, debitamente rientrato al richiamo del direttore.
Cenerentola è Cecilia Molinari che grazie alla voce uniforme e calda imposta una Cenerentola sì nostalgica e sognatrice, ma forte e sicura nel cambiamento. Ruzil Gatin è un generosissimo Don Ramiro dallo squillo forte e chiaro. Spingendosi in acuto con grinta, offre un principe sicuro e volitivo. Divertentissimo il Don Magnifico di Vincenzo Taormina: il ruolo sembra cucitogli addosso, permettendogli di giocare tanto con la voce quanto con la gestualità in scena. L’esperienza sul palco e la scioltezza vocale ne fanno un fuoriclasse. Altrettanto spassoso Dandini, alias Clemente Antonio Daliotti, dotato di mezzo vocale sicuro e dalla presenza scenica efficacie. Le due sorellastre Clorinda e Tisbe sono rispettivamente Eleonora Bellocci, annunciata indisposta ma corretta e ben centrata nella parte, ed Elena Serra, giusta compagna di cattiverie ed arroganza della sorella. Austero per gestualità e voce l’Alidoro di Alessandro Spina. Il coro di Operalombardia ha partecipato con leggerezza e spontaneità allo spettacolo.
Teatro esaurito da un pubblico divertito ed entusiasta per tutti gli interpreti ed il direttore.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Maestro concertatore
e direttore Yi-chen Lin
Regia Arturo Cirillo
Scene Dario Gessati
Costumi Vanessa Sannino
Luci Daniele Naldi
Assistente alla Regia Antonio Ligas
Assistente alle Scene Emanuele Sinisi
Assistente ai Costumi Sylvie Barras
Maestro del Coro Massimo Fiocchi Mal
GLI INTERPRETI
Don Ramiro Ruzil Gatin
Dandini Clemente Antonio Daliotti
Don Magnifico Vincenzo Taormina
Clorinda Eleonora Bellocci
Tisbe Elena Serra
Angelina Cecilia Molinari
Alidoro Alessandro Spina
ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
CORO DI OPERALOMBARDIA
Nuovo Allestimento Coproduzione Teatri Di Operalombardia
Foto Umberto Favretto