Il fortunatissimo e iper psichedelico allestimento de La Calisto di Francesco Cavalli, pensato da David Alden per la Bayerische Staastoper di Monaco di Baviera nel 2005, approda sulle tavole del Teatro Real di Madrid per la bellezza di 9 rappresentazioni che si prevedono già tutte esaurite.
Rappresentare oggi uno spettacolo come La Calisto, è indubbiamente una sfida avvincente per il teatro che la propone, non tanto per l'effetto riesumazione di uno lavoro macchinoso e lontanissimo dai gusti di un pubblico moderno, quanto per il saper cogliere le avvincenti peculiarità della nascita del melodramma che segnò una autentica rivoluzione nel costume dello spettacolo e della vita sociale dell'epoca.
Degno continuatore dell'opera monteverdiana, Francesco Cavalli, non può essere ricordato a prescindere dall'ambiente in cui la sua produzione nacque e dal pubblico per cui venne composta. L'ambiente è una Venezia immersa nel clima folle del Carnevale, del divertimento teatrale in cui il “nuovo” pubblico, quello pagante e non più il “vecchio” chiuso negli angusti ambienti di corte, si immergeva riconoscendosi e ritrovando sul palcoscenico ( pur nei complicati intrighi dei libretti) l'illusione di una vita felice in cui finzione e realtà si concretizzavano incredibilmente ricreando un presente veneziano.
E poiché la psicologia dello spettatore che compra un biglietto è diversa da quella di chi ha pagato tutto quanto, recita e teatro, ecco che si vengono a creare desideri, si accendono passioni, si fomentano pretese, si creano fanatismi e rivalità.
E per questo pubblico nuovo, Cavalli diviene il compositore più ricercato , colui che dotato di una natura istintiva, realistica, ne sa interpretare perfettamente le aspirazioni e le esigenze, solleticandone la curiosità spettacolare con un teatro semplice e per molti aspetti, popolare, a ciò si aggiungano i marchingegni tecnici del palcoscenico, le stupefacenti magie delle macchine teatrali e si avrà subito un'idea di quel clima fantastico e meraviglioso. Anche “La Calisto” risponde a queste caratteristiche: fantasia e arguzia, classicità e malizia libertina sono gli ingredienti per un successo garantito.
Successo anche a Madrid dove quel genio incredibile di David Alden immerge la sua “Calisto” in un bordello\night club anni 70 con luci al neon, decorazioni colorate psichedeliche ( scene di Paul Steinberg) e costumi sgargianti (di Buki Shiff). Divinità e mortali sembrano tutti parte di uno spettacolino per clienti lascivi: ecco Giove scendere le scale in un elegante smoking con la sigaretta in mano, Calisto canta una delle sue arie su di un palco con il microfono a gelato, Endimione è un cliente un po' naif non molto desiderato all'interno del locale, Giunone la matrona rompiballe che viene a cercare il marito fedifrago, Mercurio il factotum sordido, Linfea la carampana vogliosa e volgarotta. Tutto insomma perfettamente in linea con l'idea di Cavalli e Faustini (il librettista) che ricercavano nei loro lavori quella genialità sostanzialmente estemporanea, di una generosa complicità di invenzione, di una predilezione per contrasti drammatici netti e sbalzati, piuttosto che l'attitudine all'analisi, alla riflessione, che erano stati propri del maestro di Cavalli, Monteverdi. David Alden fa sua l'idea della coppia Cavalli\Faustini pur rimodernandola ed attualizzandola senza però stravolgere quel senso di forte eroticità e lascivia insita in uno spettacolo stracarico di passioni amorose, erotico, ricco di situazioni equivoche, di doppi sensi, d'amori leciti ed illeciti.
A sostenere musicalmente tanta abbondanza di inventiva, troviamo un generosissimo Ivor Bolton che a capo della Orquesta Barroca de Sevilla e del Monteverdi Continuo Ensemble, lavora sulla “partitura” del maestro cremasco con mano sapiente, ricreando una continuità musicale sulle poche notazioni lasciate dal Cavalli. Dialoghi e monologhi cantati, recitativi, motivi ripetuti, variazioni e bassi ostinati in melodie e arie, brevi interludi orchestrali, decorazioni espressive ed ornamenti sonori, rigoroso contrappunto nelle scene più drammatiche, questi sono il risultato ottenuto da Bolton per rendere più efficace l'impianto drammatico appena accennato nella scrittura di Cavalli, riuscendo a rivestirlo di quell'aulicità festosa che tanto piaceva all'eterogeneo pubblico veneziano di allora e a quello europeo di oggi.
Nella parte di Calisto troviamo Louise Alder che se ha tutte le carte in regola per dare al personaggio della ninfa tonta e avvenente, voce e corpo, manca ahimè della necessaria e indispensabile qualità per una cantante in questo repertorio. La Alden, pur sforzandosi, canta in una lingua tutta sua che però non è l'italiano e in un lavoro dove il testo è già di per suo funzione musicale, questo è inaccettabile. Qualità che invece hanno sia Monica Bacelli (il Destino, Diana, Le Furie) che fa di ogni parola, frase, sussurro un capolavoro di espressione, sia Luca Tittoto (Giove) spavaldo sulla scena quanto nella capacità di conferire veridicità e completezza alla parola che sta cantando. Spassosissimi e perfettamente in linea con il gusto sopra le righe voluto da Cavalli, Dominique Visse (La Natura, Satirino, Le furie) e Guy de Mey (Linfea) due controtenori straordinari. Karina Gauvin è una Giunone nobilissima nel canto di donna tradita ma che sa trasformarsi in una spietata Erinni, con volate drammatiche negli accenti nei momenti evocanti la vendetta. Il Mercurio di Nikolay Borchev tradisce anch'egli difficoltà nella perfetta pronuncia del testo nonostante una ottima prova canora.
Strordinario pure Tim Mead (Endimione) agile e chiaro nelle fioriture come nella aderenza al testo cantato, dotato di una messa di voce che rende con naturalezza la sconfinata realtà delle emozioni del giovane pastore. Ed Lyon riesce a conferire al personaggio di Pan la giusta dose di eroismo e spavalderia ma difettando anch'egli purtroppo di quella perfezione nella pronuncia della parola qui assolutamente indispensabile. Andrea Mastroni è stato un ottimo Silvano per profondità di voce e squillo non indifferente. Giunone era Karina Gauvin
Un plauso speciale ai numerosi attori che hanno fatto da contorno alla scena nelle vesti di ninfe, animali e ai due pavoni reali che accompagnano la presenza di Giunone sulla scena, coordinati nelle movenze sceniche da Magdalena Padrosa (da un'idea originaria di Beate Vollak).
Al termine del lungo spettacolo (circa 3 ore) applausi convinti per tutti da parte di un pubblico entusiasta e partecipe.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE
Direttore: Ivor Bolton
regia: David Alden
scene: Paul Steinberg
Costumi: Buki Shiff
Lighting designer: Pat Collins
coreografie: Beate Vollack
GLI INTERPRETI
La Natura / Satirino / Le furie: Dominique Visse
L’Eternità / Giunone: Karina Gauvin
Il Destino / Diana / Le furie: Monica Bacelli
Giove: Luca Tittoto
Mercurio: Nikolay Borchev
Calisto: Louise Alder
Endimione: Tim Mead
Linfea: Guy de Mey
Pane: Ed Lyon
Silvano: Andrea Mastroni
Orquesta Barroca de Sevilla
Monteverdi Continuo Ensemble
PH. BY JAVIER DEL REAL