La tragica storia di Orfeo torna al Teatro Olimpico di Vicenza dopo ben sessant’anni dalla prima volta, grazie al festival Vicenza in lirica e per volontà del direttore artistico Andrea Castello che ha ritenuto il piccolo gioiello cittadino una cornice perfetta per ospitare le emozioni che tale opera suscita in chi ascolta. C’è un po’ di Orfeo in tutti noi, quando ci sembra di toccare il cielo con un dito dalla gioia per poi veder scivolare via ogni sogno al sopraggiungere delle difficoltà: il povero musico crede che la felicità abbia bussato alla sua porta, ma ad aprirla è solo il buio: la sua dolce Euridice muore il giorno stesso delle nozze ed è dunque tristezza e sconforto. Solo la benevolenza degli dei può alleviare il dolore della perdita.

In questo capolavoro di Monteverdi c’è tutta la magia ed il mistero del diciassettesimo secolo, con le sue rappresentazioni fastose per celebrare eventi presso le leggendarie corti del nostro paese. Torniamo così alla mitologia classica ed al tema del mito con presenza di ninfe, magnanimi dei e spiriti sospiranti, che da secoli affascinano ed ispirano registi ed interpreti nel mettere in scena quello che di fatto è un sogno ad occhi aperti.

L’Orfeo di Castello che ne cura la regia si muove verso un orizzonte molto ampio. Non solo Orfeo in quanto tale, ma anche simbolo di ogni uomo e soprattutto di tanti vicentini che hanno vissuto gli splendori della città e la sua rovina durante le due guerre mondiali. In tal senso si spiega l’ispirazione scenografica alle ‘vedute’ che Neri Pozza utilizzò proprio negli anni bellici, a testimonianza di quanto la città berica avesse sofferto e come sia poi riuscita a risorgere. Orfeo vive il suo dramma ma cerca soluzioni, invoca le divinità, trova sollievo nell’immortalità e nel poter vedere risplendere la sua amata in cielo. Se non immediatamente fruibile è il paragone, l’effetto che queste vedute creano sulla scena fissa del teatro è affascinante. Grazie alla collaborazione con la Zebra Mapping, che ha di fatto realizzato il progetto informatico sulle scenografie virtuali curate da Mauro Zocchetta, il Teatro Olimpico si trasforma in palcoscenico ideale e mentale, concreto ma fantastico, ed ancora una volta efficacie. Riusciamo così a vedere anche paesaggi naturali che si innestano perfettamente tra le architetture palladiane, con chiaro-scuri d’effetto che risaltano e non nascondono ciò che rende unico il teatro cittadino. Chiara Casarotto completa la magia con le luci studiate ad hoc nel fare risaltare ciò che accade in scena. Sul palcoscenico pochi elementi essenziali e molta libertà agli interpreti, che però non hanno saputo sfruttare tale opportunità a pieno. Elemento aggiuntivo è il mimo che il regista vuole come immagine statuaria di un Orfeo in cerca del proprio io in contrasto o forse conflitto con l’amore per Euridice, vista più come musa ispiratrice del suo canto che dei suoi sentimenti.

Anche i costumi di  Roberta Sattin caratterizzano i vari personaggi con fogge e colori particolari.

Francesco Erle  guida con attenzione tanto l’ Orchestra Schola S. Rocco che gli interpreti in scena, con ritmi adeguati alla narrazione e creando armonia tra i musicisti, abili in ogni sezione nel dare corpo e sonorità mai eccessive alla musica di Monteverdi.

I giovani interpreti impegnati sul palco vedono una brillante Giulia Bolcato nel ruolo di Euridice, che abbiamo già apprezzato in ruoli che prevedono un canto agile ed etereo. La giovane età può favorire ancora un miglioramento nel rifinire espressività e raffinatezza già comunque apprezzabili nell’interprete, che è anche Musica ed Eco. Orfeo è  Marco Saccardin che offre una presenza scenica molto misurata, apprezzabile per intenzione nel canto che comunque può perfezionare in fraseggio. Voce interessante e rotonda quella della Messaggera Valeria Girardello; di rosso vestita come una provocante modaiola parigina è Arianna Lanci,  la dea Proserpina dalla voce rotonda adatta al personaggio; la Speranza è una corretta Anna Bessi, mentre Martina Loi è interprete della Ninfa. Perfettibile il primo pastore di Enrico Busia (anche Apollo), mentre interessante e piacevole è il timbro del controtenore Enrico Torre, secondo pastore; Antonio Orsini è il terzo pastore. Voce profonda e canto rigoroso tanto per Fulvio Fonzi, nel ruolo di Plutone e quarto pastore, che per l’ottimo Caronte di Mateusz Drozda. Paolo Pincastelli è la statua di Orfeo.

Molto bravo e ben coordinato il coro della Schola S. Rocco, che veste i panni di Ninfe e Spiriti.

Pubblico variegato composto da molti giovani, successo caloroso per tutti gli interpreti e gli organizzatori dello spettacolo.

Maria Teresa Giovagnoli

     

 

LA    PRODUZIONE    

 

Direttore e Concertatore     Francesco Erle;
Preparazione Artistica         Gemma Bertagnolli;
Regia                                     Andrea Castello;
Scenografia Virtuale            Mauro Zocchetta;
Video Mapping                     Zebra Mapping;
Costumi                                 Roberta Sattin
Parrucco                               Atelier Rame
Maestro Alle Luci                 Chiara Casarotto

 

GLI   INTERPRETI


La Musica/Euridice/Eco      Giulia Bolcato;
Orfeo                                      Marco Saccardin;
Messaggera                           Valeria Girardello;
Speranza                               Anna Bessi;
Proserpina                            Arianna Lanci;
Caronte                                 Mateusz Drozda;
Plutone                                  Fulvio Fonzi;
Apollo/ I Pastore                   Enrico Busia;
Ninfa                                     Martina Loi;
II Pastore                              Enrico Torre;
III Pastore                             Antonio Orsini;
Ballerino Solista (La Statua) Paolo Pincastelli;
Coro Di Ninfe e Pastori, Coro Di Spiriti    Schola S. Rocco;

 Orchestra SCHOLA S. ROCCO;

Arrigo Pierobon, Federico Zaltron, flauti dolci
Paolo Bacchin, clarino
Maria Ines Zanovello, Stefano Favretto, violino
Monica Pellicciari, viola da brazo
Cristiano Contadin, Marco Casonato, viola da gamba
Enrico Ruberti, violone
Margherita Burattini, arpa doppia
Alberto Maron, clavicembalo
Roberto Loreggian, organo e regale
Fabiano Merlante, tiorba e chitarra rinascimentale
Davide Gazzato, tiorba e percussioni

 

CORO
Soprani I: 
Giovanna Damian, Flavia Morisi, Marta Fraccaroli, Stefania Cazzavillan
Soprani II: Cristina Damian, Nicoletta Possente, Claudia Graziadei
Alti: Elisabetta Cuman, Raffaela Bellato, Donata Zambon, Luisa Mogentale, Elisabetta Rosset
Tenori: Davide , Enrico Arten, Giuseppe Chiarello, Emanuele Bizzarri, Fabio Lotto
Bassi: Federico Timillero, Marco Baradello, Renato Girardello, Massimo Bardin, Riccardo Cocco

Harmonia Parnassia
David Brutti, Ludmila Krivich, cornetto
Elina Veronese, Stephanie Dyer, Ian Veronese, trombone