musica utilizzata in concerto edita da BTE Bernardo Ticci Edizioni (2016)

Di Pierluigi Guadagni

“Dimani sera il ser.mo signor Principe, ne fa recitar una comedia che sarà singolare, posciachè tutti li interlocutori parleranno musicalmente”.

Così scriveva il nobile Carlo Magni, alla vigilia della prima dell'Orfeo di Monteverdi alla Accademia degli Invaghiti a Mantova il 22 Febbraio 1607.

L'eccezionale successo replicato pochi giorni dopo presso la corte ducale mantovana, sancì uno spettacolo in cui  l'universalità umanistica trova una compiuta espressione e la vita stessa della corte si rispecchia, stilizzata e idealizzata.

Con l'Orfeo, Monteverdi e Striggio, costruiscono per la prima volta un dramma autentico nel quale individuano i sentimenti eterni su cui si reggerà per i successivi tre secoli, la rappresentazione teatrale e li realizzano con un linguaggio che contiene in sé, oltre agli stilemi del passato anche gli sviluppi futuri. Finalmente la musica non si limita più ad un sostegno espressivo , ma assume un peso determinante, il colore dell'orchestra si fa evocatore di passioni e la parola si scioglie in una curva melodica che la esalta.

Nell'ambito del Festival Monteverdi 2017,  la ripresa dell'allestimento de L'Orfeo dato nel 2007, ripropone il successo e i fasti della prima rappresentazione mantovana del 1607 avvicinandosi quanto più possibile alla atmosfera e alle peculiarità del tempo.

Ottavio Dantone, a capo dell' Accademia Bizantina, ripulisce la partitura Monteverdiana da quegli eccessi espressivi che negli ultimi trent'anni hanno soffocato l'interpretazione di questo capolavoro ad opera di pseudo musicologi e filologi dell'ortodossia interpretativa barocca, restituendocela pulita nella magniloquenza della sua purezza primordiale.

Dantone, supportato dagli splendidi musicisti dell'Accademia Bizantina, riesce a trovare una chiave interpretativa che sa esaltare la musicalità della parola senza soffocarla con inutili eccessi espressivi sia in orchestra sia nell'uso sapientissimo del colore del suono dove la valenza decorativa, trova una sua perfetta padronanza ed un uso corretto degli abbellimenti.

Il colore del timbro, dei modi d'attacco, delle variazioni dinamiche, delle accentuazioni articolative, delle pressioni agogiche, l'uso del fraseggio, in una parola la "qualità" del suono risultano di una bellezza primigenia, supportata da un'acustica quale è quella del Teatro Ponchielli di Cremona, straordinaria.

Di buon livello anche la compagnia di canto che ha avuto nell'Orfeo di Emiliano Gonzales Toro la sua punta di diamante.

Gonzales Toro possiede il giusto timbro per affrontare una parte ibrida quale quella di Orfeo  in mezzo tra tenore e baritono, perfettamente a suo agio nelle agilità di “possente spirito” e dotato di una chiarezza di dizione sempre supportata da eguale omogeneità di emissione.

Il concetto di “recitar cantando” seicentesco viene reso efficacemente riuscendo ad attribuire il giusto valore alla parola.

Convincenti anche Anna Bessi come Messaggera\Speranza e Gaia Petrone come Proserpina\Ninfa entrambe dotate di gusto nel porgere la parola e nel canto di conversazione.

Perfetto il Caronte di  Luigi de Donato che ha voce sufficientemente profonda e perfetto gusto espressivo per la parte del tremendo nocchiero.

Voce minuscola per l'Euridice\la Musica di Anna Maria Sarra come pure per il controtenore Maximilano Banos interprete del pastore 3 anche se entrambi perfettamente nella parte.

Non sempre di livello omogeneo gli interpreti degli altri ruoli,  Federico Benetti (Plutone\pastore4) Giacomo Schiavo (Apollo\pastore1), Daniele Palma (pastore 2)  hanno comunque garantito una giusta funzionalità all'economia dello spettacolo.

Preciso il contributo del Coro Costanzo Porta diretto dai maestri Antonio Greco e Diego Maccagnola giustamente integrato nell'idea stilistica di purezza vocale voluta da Dantone.

La regia di Andrea Cigni, supportata dalle scene e dai bei costumi di Lorenzo Cùtuli,  si inserisce alla perfezione nell'idea di ellenica semplicità che già caratterizzò questa produzione nel 2007, il mito di Orfeo viene quindi realizzato seguendo l'idea della suggestione dividendo l'azione in tre ambienti quali il quotidiano del bosco nel primo atto, l'Ade nel sottosuolo e infine il divino nella piattaforma aerea che imita l'ascesa al cielo degli dei. I movimenti coreografici di Isa Traversi a compendio dell'azione, concorrono a supportare l'idea registica di una ritualità arcadica.

Successo pieno per tutti con ovazioni per Ottavio Dantone e i musicisti dell'Accademia Bizantina.

Pierluigi Guadagni

 

LA   PRODUZIONE

Direzione                                           Ottavio Dantone

regia                                                  Andrea Cigni
scene e costumi                                 Lorenzo Cutùli,
light designer                                    Fiammetta Baldiserri,

movimenti coreografici                    Isa Traversi
assistente ai costumi
                        Veronica Pattuelli

GLI   INTERPRETI 

Orfeo                                                 Emiliano Gonzalez Toro
Euridice/La Musica                        Anna Maria Sarra
Messaggera/Speranza                      Anna Bessi
Caronte                                             Luigi de Donato
Plutone/ Pastore IV                          Federico Benetti
Proserpina/Ninfa                             Gaia Petrone
Apollo / Pastore I                             Giacomo Schiavo
Pastore II                                          Daniele Palma
Pastore III                                         Maximiliano Baños
Spiriti infernali                                 Daniele Palma, Renato Cadel

Accademia Bizantina

Coro Costanzo Porta, Antonio Greco Diego Maccagnola, maestri del coro

 

 FOTO ALESSIA SANTAMBROGIO