Edizione in lingua originale ceca con sopratitoli in italiano

Prima esecuzione a Torino

 

Di Pierluigi Guadagni

Io vi voglio bene quanto a mia madre, ve lo assicuro....”

Janàcek, questo sconosciuto.

In Italia quando si discute della produzione musicale del musicista moravo, anche con addetti ai lavori, si viene guardati con sguardo interrogativo o curioso come se si stesse parlando di una marca di birra slovacca dal nome tipicamente slavo.

E' vero, l'approccio con Janàcek non è immediatamente tra i più facili, non tanto  per quel che riguarda la musica strumentale relegata ormai ad una nicchia di intenditori da circolo del bridge, ma soprattutto per la fruizione della sua produzione operistica che per le sue specificità timbriche e linguistiche legate al policonsonantico idioma ceco, spaventa al primo ascolto.

Janàcek è da considerare quindi un compositore che mal sopporta il paragone con altri, sicuramente un “alieno” della musica moderna a causa del suo radicalismo con cui ha forgiato  il suo originalissimo stile che non si è mai voluto confrontare con altre espressioni musicali del Novecento, e se la novità di un melodizzare nato dalla lingua parlata e dalle sottili intermittenze emotive dell'animo umano hanno spaventato musicisti a lui vicini, figuriamoci un ascoltatore medio che si trovi di fronte ad una musica virile, incalzante, estremamente concisa nella sua forza espressiva, personale e difficilmente imitabile.

Onore quindi al Teatro Regio di Torino che ha voluto presentare il progetto Janàcek\Carsen con il quale intende riproporre nelle stagioni a seguire, l'intera produzione operistica del compositore moravo, affidata alle produzioni del regista Robert Carsen che più hanno riscosso successo in giro per il mondo.

Quest'anno è stata la volta di Katia Kabànova, proposta nell'allestimento proveniente dall' Opera Vlaanderen presentato per la prima volta nel 2004, e qui ripreso da Maria Lamont.

Che dire di più di una produzione che ha riscosso innumerevoli consensi ovunque sia stata riproposta in giro per il mondo in questi 13 anni?

Sicuramente che è meravigliosa.

Robert Carsen è riuscito con un uso magistrale di acqua, passerelle di legno, pochi oggetti di scena ed un gioco di luci meravigliosamente intelligenti, oltre ad una raffinatissima cura registica nello sviluppo umano dei personaggi, a raccontarci un dramma sull'analisi psicologica della donna e del suo misterioso erotismo.

Il mosaico delle passioni nel quale si sviluppa la vicenda di Katia, è qui raccontata da Carsen come una romantica storia di incomunicabilità, rassegnazione e soprattutto debolezza che vede nei due amanti di Katia, Tichon, al quale sarebbe bastato poco per riconquistare un cuore fragile  come quello della protagonista, e Boris, amante insignificante quanto il marito che non è in grado darle il supporto necessario, il vero motore propulsivo della disfatta finale.

La Kabanicha è si la causa scatenante del dramma, ma per Carsen rimane comunque una figura di sfondo che trova in Tichon e Boris il mezzo per raggiungere il suo scopo: annientare Katia, donna troppo moderna e pensante secondo il suo pensiero.

Degno supporto del versante scenico è stata la direzione musicale di Marco Angius che a capo di una concentratissima orchestra del Teatro Regio di Torino, ha saputo far risaltare in buca tutta l'essenza musicale di un'opera il cui vocabolario sonoro è fatto di dolcezza, apprensione, calore sentimentale, scatti d'ira, sensuale malinconia (accentuata in orchestra dall'utilizzo sapientissimo della viola d'amore)  e incantata religiosità.

Angius dimostra di conoscere ogni singola nota della partitura, e lo fa con la maestria del musicista che sa dosare alla perfezione sonorità e indicazioni agogiche in modo che il flusso sonoro si mescoli con quello vocale alla perfezione, nonostante la pessima acustica del teatro torinese.

Anche la compagnia di canto è di altissimo livello.

 La Katia di  Andrea Dankovà è ormai la cantante di riferimento per questo repertorio, poiché possiede tutte le qualità vocali e sceniche adatte a questo ruolo.

Ci si aggiunga che possiede una musicalità altissima che supporta con una perfetta aderenza alla sua lingua madre, riuscendo a dare il giusto valore al suono della parola.

Rebecca Da Pont Davies è una Kabanicha magistrale per severità di accento senza mai scadere nell'eccesso, altèra nella scena e nel canto.

Štefan Margita tratteggia un Tichon giustamente succube di sua madre sia scenicamente che nella prestazione vocale, dove risulta sempre un gradino più in basso di tutti gli altri.

Perfetto il Boris di Misha Didyk, amante passionale nella voce quanto ingenuo sulla scena.

Un poco sopra le righe la Varvara di Lena Belkina, dove le si richiede di essere si l'amica/compagna di Katia ma non la sua copia vocale.

Molto bene per preparazione e aderenza al testo cantato il Váňa Kudrjáš di Enrico Casari.

Completavano il cast con ottimi risultati Oliver Zwarg (Dicoj), Lukàs Zeman (Kuligin), Lorena Scarlata (Glasa), Sofia Koberidze (Flekusa) e Roberta Giarelli (una donna tra la folla).

Precisi i brevi interventi del coro del Teatro Regio di Torino diretto da Claudio Fenoglio.

Al termine applausi convinti e numerose chiamate al proscenio per tutti da parte di un teatro esaurito e partecipe, come se si fosse trattato di una Traviata o Butterfly.

Pierluigi Guadagni

 

LA PRODUZIONE

 

Direttore d'orchestra Marco Angius
Regia Robert Carsen
ripresa da Maria Lamont
Scene e costumi Patrick Kinmonth
Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
Coreografia Philippe Giraudeau
Assistente alla coreografia Erika Rombaldoni
Maestro del coro Claudio Fenoglio

 

GLI INTERPRETI

   
Katerina Kabanová, detta Kát'a,
moglie di Tichon 
Andrea Danková
Tichon Ivanyč Kabanov, figlio di Marfa
e Un passante 
Štefan Margita
Marfa Kabanová, detta Kabanicha,
vedova di un ricco mercante

Rebecca de Pont Davies
Boris Grigorjevič,
nipote di Dikoj 
Misha Didyk
Savël Dikoj, mercante

Oliver Zwarg
Váňa Kudrjáš, assistente di Dikoj

Enrico Casari 
Varvara, figlia adottiva
in casa Kabanov 
Lena Belkina
Kuligin, amico di Kudrjáš  Lukáš Zeman
Gláša, servitrice  Lorena Scarlata
Fekluša, servitrice  Sofia Koberidze
Una donna tra la folla  Roberta Garelli
 

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Allestimento Opera Vlaanderen (Anversa/Gand)

 

 

Foto Ramella&Giannese - Edoardo Piva