Come ultimo titolo operistico della stagione al Filarmonico di Verona arriva Il viaggio a Reims di Rossini nell’allestimento che vede ancora una volta, dopo il fortunato Barbiere di Siviglia di due stagioni fa, la collaborazione tra il regista Pier Francesco Maestrini ed il disegnatore ed animatore Joshua Held. Chi si aspettava uno spettacolo frizzante, dinamico e divertente non è davvero rimasto deluso, perché gli ingredienti c’erano tutti ed abbiamo sentito in più occasioni fragorose risate, in risposta alle fantasiose situazioni che il regista ha creato in scena.

Molto abile Maestrini nel concepire una regia che facesse interagire perfettamente i cantanti con le proiezioni create da Held, senza tradire il libretto ed in pieno accordo con la partitura che naturalmente ha solo facilitato il lavoro. Visto il numeroso cast anche i costumi sono stati pensati in modo da caratterizzare specificatamente ogni personaggio; così Alfredo Troisi ha utilizzato colori, simboli o bandiere per ben distinguere la Marchesa polacca, il Conte russo, il Cavaliere francese, il Colonnello inglese e così via. I servitori del ‘Giglio d’oro’ si presentano con grandi maschere e spiritosi costumi, che per la verità affettano un po’ le voci degli interpreti e del coro, anch’essi in interazione con i personaggi proiettati sullo sfondo.

Sono moltissime le gag cui si assiste in scena continuamente e tutte offrono dei richiami immediatamente decifrabili, come riferimenti al cinema americano, a notissimi giochi per bambini,  marchi alla moda esclusivi, ecc; il tutto in una esplosione di sfondi colorati, oggetti che volano, statue che si muovono… insomma davvero un allestimento frizzante ed attuale, con precisi e geniali riferimenti all’Europa di oggi e perfino all’uscita della Gran Bretagna da essa! Unico piccolo appunto potrebbe essere il rischio di ‘distrarsi’ nel guardare spesso i video alle spalle degli interpreti, che talvolta passano in secondo piano se non intenti ad interagire con i disegni animati.  Oltre al pannello video sullo sfondo chiaramente non occorre molto altro sul palco, se non pochissimi oggetti davvero indispensabili all’azione.

Perfetta potremmo dire la risposta del cast anche perché guidato da una orchestra gestita da un attento e coinvolto Francesco Ommassini. La musica è vibrante, dal suono ampio e ricco, le dinamiche stringenti ma mai troppo, il Maestro trova nella partitura colori e sfumature con sensibilità e precisione. È inoltre attentissimo al palco e tiene saldamente le redini di questo spettacolo affatto semplice da gestire.

Spiccano tra gli interpreti le bravissime Lucrezia Drei, Corinna, e Marina Monzó, la Contessa di Folleville: entrambe dotate di un colore bellissimo e di una voce morbida e carezzevole. Agili e dal temperamento vivace, esprimono alla perfezione lo spirito del racconto.  Raffaella Lupinacci è una alquanto disinibita Marchesa Melibea che a nostro avviso ha una voce davvero particolare, anche se risulta poco udibile nella zona molto grave della sua scrittura musicale.  Madama Cortese è una eclettica Francesca Sassu che in questo ruolo mostra di essere a suo agio per  freschezza e dolcezza vocale, se pur contenuta nei volumi.  Alice Marini è una Maddalena/Modestina simpatica nel suo costume da governante/cameriera, che però copre leggermente la voce in uscita. Completa la formazione femminile la Delia di Francesca Micarelli nel suo delizioso ed inequivocabile costume greco.

Non male anche il fronte maschile, con interpreti dotati tutti di uno spiccato senso scenico e belle voci. Pietro Adaini come Conte di Libenskof ci conferma avere un bellissimo timbro setoso ed acuto, che spinge molto e con generosità, forse talvolta eccessiva; fantastico il suo duello in stile vecchio West col rivale in amore Don Alvaro, lo spigliatissimo Alessio Verna.  Xabier Anduaga è un Cavaliere Belfiore accattivante, che entra perfettamente nella parte del marpione grazie anche ad una voce chiara e dal bel fraseggio.  Marko Mimica impersona un colonnello Sidney innamorato che si butta simpaticamente nell’alcol per sopravvivere, e dobbiamo dire che la voce scura si addice molto ad un autentico ubriacone, protagonista anch’egli di siparietti davvero esilaranti. Molto bene Omar Kamata, voce ampia nei volumi e dal suono aperto, e Giovanni Romeo, anch’egli disinvolto e dotato di voce interessante, rispettivamente Don Prudenzio e Barone di Trombonok. Deliziosa la scena dei canti europei con Don Profondo, Alessandro Abis, che la conduce. Stefano Pisani e Stefano Marchisio chiudono il frizzante cast nei ruoli ben eseguiti di Don Luigino/Zefirino ed Antonio. Il coro dei servitori è stato partecipe e corretto in tutti i suoi interventi.

Successo pieno e meritato per tutti al termine, teatro gremito. Spettacolo veramente consigliato per tutti i ‘palati’!

Maria Teresa Giovagnoli

LA   PRODUZIONE

Direttore                                             Francesco Ommassini

Regia                                                   Pier Francesco Maestrini

Scene e costumi                                 Alfredo Troisi

Animazione                                        Joshua Held

Maestro del Coro                               Vito Lombardi

Direttore allestimenti scenici            Giuseppe de Filippi Venezia

GLI   INTERPRETI

 

Corinna                                              Lucrezia Drei
La Marchesa Melibea                       Raffaella Lupinacci
La Contessa di Folleville                  Marina Monzó
Madama Cortese                              Francesca Sassu
Il Cavaliere Belfiore                         Xabier Anduaga
Il Conte di Libenskof                       Pietro Adaini
Lord Sidney                                      Marko Mimica
Don Profondo                                   Alessandro Abis
Il Barone di Trombonok                  Giovanni Romeo
Don Alvaro                                       Alessio Verna
Maddalena/Modestina                     Alice Marini
Don Luigino/Zefirino                       Stefano Pisani
Don Prudenzio                                  Omar Kamata
Delia                                                   Francesca Micarelli
Antonio                                              Stefano Marchisio

In collaborazione con il Theater Lübeck e il Theater Kiel

Orchestra Coro e Tecnici dell'Arena di Verona

FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA