Dal ROF di quest’estate arriva a Bologna Il turco in Italia di Rossini nell’allestimento creato da Davide Livermore e la sua ambientazione felliniana che ci catapulta negli anni d’oro del cinema italiano, fatto di immagini popolari, personaggi tipici e perché no, di tanti sogni nel cassetto. Tipici erano i personaggi del regista romagnolo, a cui chiaramente si è ispirato Livermore, pensando a Prosdocimo ed alla sua ricerca di una storia perfetta da scrivere. Così come un novello Mastroianni il poeta indice una serie di provini alla ricerca degli attori adatti e come in un vero set cinematografico si muovono telecamere, si girano i ciak ed il set è costantemente aggiornato nei suoi elementi essenziali, coadiuvati dalle immagini video della D-WOK. Deliziosi i costumi di Gianluca Falaschi, che richiamano nelle fogge e nei colori proprio quelli indossati nei film di Fellini. Simpatiche e coreografiche tutte le comparse. Tante volte gli adattamenti dei libretti ci hanno perplesso, ma in questo caso il contenuto viene rispettato e soprattutto lo spirito della vicenda conservato. Un po’ esagerato ci è parso il ruolo di Selim, a tratti davvero macchiettistico e fin troppo ridicolo nei suoi atteggiamenti.

La parte musicale è stata generalmente positiva. All’appello del regista Selim/Simone Alberghini risponde con lo spirito richiesto per far fronte ai vari siparietti messi in atto dalla furbetta Fiorilla e agli agguati tesi dalla ex Zaida, enfatizzando molto l’aspetto attoriale, forse un po’ a discapito del canto.

Hasmik Torosyan coglie l’aspetto civettuolo del personaggio Fiorilla, fa girare la testa ai suoi spasimati dimostrando che basta poco per imbambolare certi uomini, di qualunque nazionalità essi siano, facendo disperare il malcapitato consorte. La voce del soprano è delicata ma agile, supera le difficili arie con scioltezza e dimostra anche una buona tenuta vocale.

Nicola Alaimo come a Pesaro si mostra consono alla parte di Geronio con eleganza palesando spirito di rassegnazione e comprensione, utilizzando la voce ampia e ben proiettata con intelligenza e gusto.  

Maxim Mironov è un don Narciso (qui proprio in veste talare) espressivo e spigliato cui fa forza una voce non imponente ma armoniosa, intonata e perfetta per questo repertorio.

Alfonso Antoniozzi come Prosdocimo gioca bene il ruolo del supervisore incuriosito e magnificamente ispirato da ciò che accade.

Ascoltiamo volentieri Aya Wakizono nello spiritosissimo ruolo di Zaida, anch’essa conciata come vorrebbe Fellini, zingara barbuta e con baffi. Ribadiamo che possiede un colore rotondo di voce che è insieme interessante ed accattivante, ma come mezzosoprano continua a soffrire nella zona più grave, tanto da risultare molto più udibile e slanciata nella zona acuta. Sarebbe interessante ascoltarla in un ruolo da soprano, potrebbe stupire a nostro avviso.

Alessandro Luciano  è un buon Albazar dalla voce chiara e duttile con cui gioca agilmente.

La musica di Rossini può difficilmente risultare pesante o faticosa poiché in essa è contenuto uno spirito inattaccabile, lo sa bene il Maestro Christopher Franklin alla guida dell’ottima orchestra del Comunale che suona come sempre pulita ed ampia; tuttavia abbiamo avvertito anche una certa prudenza, forse proprio per evitare facili clangori oppure una banalizzazione di certi passaggi. Un po’ più di ‘anima’ ci sarebbe piaciuta. In taluni casi anche gli interpreti sono parsi ‘scappare’ dai tempi giusti.

Preparato come sempre a meglio il coro di Andrea Faidutti.

Applausi copiosi per tutto il cast ed il direttore.

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Direttore Christopher Franklin
Regia e scene Davide Livermore
Costumi Gianluca Falaschi
Progetto luci Nicolas Bovey
Videodesign D-WOK
Assistente alla regia Alessandra Premoli
Assistente ai costumi Gianmaria Sposito
Maestro del Coro Andrea Faidutti

GLI      INTERPRETI

Selim Simone Alberghini
Don Geronio Nicola Alaimo 
Donna Fiorilla Hasmik Torosyan
Don Narciso Maxim Mironov
Prosdocimo Alfonso Antoniozzi
Zaida Aya Wakizono
Albazar Alessandro Luciano
   

Produzione Rossini Opera Festival

in collaborazione con il Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia

Studio Amati Bacciardi