Il Guglielmo Tell prodotto da OperaLombardia approda al Grande di Brescia nell’allestimento ideato da Arnaud Bernard, con scene di Virgile Koering, per il quale si è scelto di eseguire la versione in lingua italiana, senza danze e con tagli alla partitura che fanno del Grand Opéra francese solo un vago ricordo. Il regista si è posto il consueto problema di portare su di un palcoscenico non gigantesco, ma nemmeno in verità da teatrino parrocchiale, il mastodontico racconto dell’eroe svizzero in lotta contro gli austriaci tra i monti impervi, tempeste e campi di battaglia. Per questa produzione Bernard ha pensato che fosse opportuno lasciar perdere una ambientazione realistica, avvalendosi per esempio degli ormai inflazionati schermi, fondali dipinti o velari, per portare alla mente degli spettatori ciò che il libretto tanto maestosamente richiama, cercando una soluzione funzionale ad uno spazio chiuso e limitato. Ciò che la sua mente ha partorito è la ‘visione’ di un fantomatico bambino di buona famiglia ed amante della lettura che, intento a leggere la ‘favola’ di Guglielmo Tell, faccia rivivere tutta la vicenda nella sua mente e quindi in un certo modo ‘riduca’ ad un semplice sogno tutta la storia, immaginata al chiuso della sua casa e tra una cena e l’altra della sua austera famigliola borghese.
Viene da pensare che in realtà la mente dei bambini sia in grado di produrre mondi meravigliosi ed infiniti più di un adulto, e che non si sognerebbe mai di utilizzare soltanto i pochi elementi realmente a disposizione per mettere in scena, sempre nella sua mente, tanta bellezza e forza scenica. Invece il regista pensa semplicemente di far uscire i personaggi da un camino e da un armadio, cosa non molto originale, e di portare il mondo di Guglielmo nella casa del piccolo, un moderno Jemmy, con nuvolette di ovatta appese al soffitto, barchette di carta che scivolano sulle rotelline, rotoli di stoffa blu per simulare l’acqua e così via. Il piccolo Jemmy tiene stretto a sé il libro da cui trae la vicenda del suo eroe svizzero e non lo molla se non quando è immerso nel suo sogno. All’inizio lo vediamo leggere con intensa passione le pagine del racconto mentre mangia una mela, immagine simbolo del ‘Tell’ e qui della fame di sapere e della voglia di arrivare alla conclusione, secondo il regista. Il bimbo è vispo, non ascolta i suoi famigliari e crea scompiglio mentre suona la ouverture, dopo di che la storia prende vita come in tanti film già visti, ma con molta meno potenza scenica. Per far sì che la narrazione fosse in un certo senso coerente con tutto ciò che il ragazzino immagina sono stati apportati innumerevoli tagli alla partitura, troppi, continui ed in certo senso non esattamente coerenti a nostro avviso, tant’è che certi scarti si son resi evidenti in più passaggi. Vero è che già a suo tempo con Rossini in vita furono eseguite operazioni del genere, ma ci è parso qui troppo e in modo non molto funzionale. Il risultato è un certo disordine; inoltre il coro compare e scompare a seconda del momento e spesso si fatica anche a sentirne le voci quando nascosti tra le quinte e i protagonisti arrivano a fine recita piuttosto provati, per le continue intersezioni tra sogno e realtà. Insomma uno spettacolo un po’ confuso, al termine del quale, di nuovo tra le mura della famiglia borghese, le domande in sospeso restano tante.
I costumi che richiamano alla tradizione svizzera sono di Carla Galleri.
Sul fronte musicale troviamo nel ruolo dell’eroe/padre di famiglia severo Gezim Myshketa. La voce ha sicuramente un colore interessante che unitamente alla tempra dell’interprete offrirebbero una garanzia per il ruolo. Certo l’andirivieni in scena nelle concitate elucubrazioni del Jemmy sognatore non hanno reso vita facile ai protagonisti in generale. Verso la fine ci è parso più affaticato ed il bel colore un po’ incupito. Giulio Pelligra è un accorato Arnoldo Melchtal che però non brilla particolarmente per efficacia: il suono è leggermente fisso ed occorre maggior spinta per ottenere i volumi necessari, inoltre sembra mancare di quella rifinitura sui passaggi intermedi che rendono più morbido il canto. Marigona Qerkezi è l’angelo della vicenda, Matilde, dalla voce rotonda, sonora ed armoniosa. A Barbara Massaro andrebbe dato un premio per la resistenza: il suo Jemmy è costantemente in scena: salta, corre, gioca, una ne pensa e mille ne fa, col suo timbro sottile ma tagliente che spicca sugli altri e la faccia degna di un Giamburrasca, che proprio non si adatta alle regole dell’impostata famigliola in cui il regista lo ha inserito. Irene Savignano è una spigliata e sonora Edwige, Pietro Toscano è l’austero Melchthal padre. Bel timbro chiaro mostra il pescatore di Nico Franchini, mentre il pastore Leutoldo e il congiurato Gualtiero sono i bravi Luca Vianello e Davide Giangregorio. Rocco Cavalluzzi è il temibile Gessler, il cui ruolo talvolta risulta un po’ appannato in scena, mentre non colpisce particolarmente il Rodolfo di Giacomo Leone.
L’orchestra I Pomeriggi Musicali non ci è sembrata particolarmente in serata, nonostante i solleciti del Direttore Carlo Goldstein, che ha cercato comunque di dare una certa coesione allo spettacolo dal punto di vista musicale seguendo costantemente gli interpreti, pur con i limiti di cui sopra. Stesse difficoltà per il coro OperaLombardia preparato da Massimo Fiocchi Malaspina che costretto a continui spostamenti, ultimo al solito in platea, è parso meno coinvolto ed efficacie del solito.
Il pubblico del Grande è stato come al solito molto folto ed attento, tributando applausi generalmente convinti per tutti.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Carlo Goldstein
Regia Arnaud Bernard
Scene Virgile Koering
Costumi Carla Galleri
Collaboratore alla regia Yamal das Irmich
Light designer Fiammetta Baldiserri
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Coro OperaLombardia
GLI INTERPRETI
Guglielmo Tell Gezim Myshketa
Arnoldo Giulio Pelligra
Matilde Marigona Qerkezi
Gualtiero Farst Davide Giangregorio
Melchthal Pietro Toscano
Jemmy Barbara Massaro
Edwige Irene Savignano
Un pescatore Nico Franchini
Leutoldo Luca Vianello
Gessler Rocco Cavalluzzi
Rodolfo Giacomo Leone
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coproduzione Teatri OperaLombardia
in coproduzione con Fondazione Teatro Verdi di Pisa
Foto Alessia Santambrogio



