Sono sempre molto apprezzate le serate che la Fondazione Arena di Verona dedica ad eventi che esulano dal calendario operistico, come il gala di danza Roberto Bolle and Friends, riproposto con successo anche quest’anno, i Carmina Burana di Orff o il Requiem di Verdi degli anni scorsi. Quest’anno l’evento speciale ha visto protagonista la Nona Sinfonia di Beethoven, eseguita nella serata di Ferragosto da coro ed orchestra areniani, sotto la guida del Maestro Daniel Oren. La ‘Nona’ è una tra le sinfonie più note e amate dal grande pubblico, non solo per la sua musica immortale, ma anche per il messaggio di fratellanza e pace espressi nell’Ode alla gioia di Schiller che il compositore inserì nel quarto movimento.
Una sinfonia dalla gestazione non facile, visti anche tutti i progetti che al tempo della composizione, i primi anni dell’Ottocento, Beethoven stava portando avanti esplorando più generi compositivi. L’introduzione del coro sul finale, elemento innovativo per l’epoca in un contesto sinfonico, è ciò che il pubblico attende oggi sin dalle prime battute del primo movimento.
Per dovere di cronaca riferiamo di una acustica non perfetta dato un bilanciamento dei microfoni a nostro avviso non ottimale né per i quattro solisti né per l’intera orchestra, che dal nostro punto di ascolto evidenziava un riverbero talvolta eccessivo sui toni alti e talvolta un raddoppiamento del suono proveniente dal lato sinistro del palcoscenico. Al di là di queste considerazioni tecniche siamo riusciti ad apprezzare il valore artistico dell’esecuzione da parte di tutti gli interpreti.
Quanto ascoltato ieri ha avuto un condottiero che definire trascinante è dir poco; il Maestro Daniel Oren ormai conosce come fossero prolungamenti delle sue braccia ogni singolo musicista dell’Orchestra dell’Arena di Verona, pertanto ogni gesto, sguardo, e perfino verso di incitamento risulta estremamente mirato ad un suono specifico, un arricchimento, una sfumatura precisa.
Il primo movimento reca in sé già la cifra interpretativa del Maestro che in questo ‘Allegro ma non troppo’ spinge l’orchestra ad un suono grintoso ma comunque misurato, tendendo un ponte di coesione tra i vari temi che portano fluidamente al secondo magnifico ‘Molto vivace’. Qui all’irruenza del tema principale che si sviluppa dopo l’ingresso di archi, timpani e quindi di tutta l’orchestra, segue il pianissimo eseguito come un mare calmo in apparenza, le cui piccole increspature costituiscono il preannuncio della tempesta ritmica e al tempo gioiosa che segue nel resto del movimento. Intimo e quasi un ampio respiro dopo tanta energia è l’ ‘Adagio e molto cantabile’, un morbido intervallo tra la graffiante energia precedente e la maestosità che successivamente permea l’ultimo movimento. Probabilmente esistono pochissime persone al mondo che non conoscono ancora il celeberrimo tema del ‘Presto’, intimamente anticipato nelle prime battute e poi esposto in un crescendo di pathos ed emozione per chi ascolta, fino al completamento definitivo con l’aggiunta delle voci soliste e corali. Vito Lombardi affianca vigile il Coro della fondazione Arena che, come abbiamo notato tantissime volte, in formazione compatta esprime una amalgama perfetta tra i diversi registri. L’inno alla gioia risplende tra le note dell’orchestra con i quattro interpreti concentratissimi nelle loro parti. Saimir Pirgu e Ugo Guagliardo affiancati da Erika Grimaldi e Daniela Barcellona trovano un buon equilibrio tra la loro vocalità e l’enorme onda sonora generata dal coro (agevolati anche dall’amplificazione), pur sottolineando una nota più espressiva a nostro avviso per la Grimaldi. Oren costruisce un perimetro dinamico entro il quale tutti i componenti dell’esecuzione si muovono sì con una certa libertà espressiva, ma con la massima attenzione al direttore.
La cornice luminosa molto semplice di fasci chiari o dalle sfumature miste è stata elaborata da Paolo Mazzon.
Un pubblico, per la verità poco educato all’ascolto sinfonico, ha tributato applausi convinti a tutti, riempiendo quasi tutte le gradinate e buona parte della platea. Un successo secondo noi notevole che ci fa augurare tante altre serate come queste negli anni a venire.
Maria Teresa Giovagnoli
LA LOCANDINA DEL CONCERTO
Direttore d'Orchestra Daniel Oren
Lighting Designer Paolo Mazzon
Soprano Erika Grimaldi
Contralto Daniela Barcellona
Tenore Saimir Pirgu
Baritono Ugo Guagliardo
Maestro del coro Vito Lombardi
Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona




FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA