Riprendere produzioni fortunate è certamente una mossa azzeccata in periodi turbolenti e di agitazioni sindacali, come quello che stanno attraversando in Italia diverse fondazioni liriche come l’Arena di Verona; il pubblico apprezza e riempie il teatro, l’atmosfera si fa più leggera ed in questo caso piena di brio.
Il Don Pasquale formato Antonio Albanese del 2013 riporta la scena nella provincia veronese e nei suoi vigneti. Roberto Maria Pizzuto ne riprende le fila riportandoci tra le pareti della fabbrica di vino ed i suoi schieramenti di bottiglie, opera di Leila Fteita, che prevedeva anche file di rigogliose viti ad addobbare il palco in profondità. Gli attempati domestici vagano ubriachi per la casa del vecchio tirchione e una anziana governante si rivela forse l’unica veramente affezionata al burbero padrone di casa. Il resto è storia nota: simpatici siparietti tra gli interpreti, giochi di mossette e sguardi furtivi e tanto spago alla spigliatezza o meno degli interpreti coinvolti. Leggeri e contestualizzati sono i costumi di Elisabetta Gabbioneta.
Su tutta la compagnia di canto spicca la Norina di Ruth Iniesta. Non solo sembra che il personaggio le sia stato cucito addosso, ma è incredibilmente sciolta vocalmente, la linea di canto uniforme ed è in grado di giocare quanto vuole sì da ottenere di volta in volta un connubio perfetto tra azione ed effetto sonoro. Meno spigliato ma in crescendo l’Ernesto di Marco Ciaponi. Parte un po’ trattenuto ma si lancia col procedere dello spettacolo, regalando anche momenti interessanti (ci riferiamo chiaramente a ‘com’ è gentil’) e partecipando convinto all’allegria della truppa, forte anche di una voce per l’appunto ‘gentil’. Il protagonista è un Carlo Lepore molto attoriale: sicuramente non gli manca la presenza scenica, la verve del mattatore e la capacità di tenere unito il gruppo in scena. Altresì Federico Longhi è un Malatesta gagliardo, spigliato e fieramente guascone anche vocalmente. Il Notaro col ciuffo svolazzante è il simpatico Alessandro Busi.
Alvise Casellati alla testa di una Orchestra corretta tende ad uniformare tanto i volumi quanto i colori dei suoni. Il coro preparato da Vito Lombardi è partecipe come sempre e lo ritroviamo come in precedenza anche tra il pubblico; forse però l’interazione con gli astanti distrae un pochino dall’attenzione ai tempi.
Pubblico contentissimo e plaudente per tutti: interpreti, ripresa della regia e direttore, con ovazioni per la Iniesta.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d'orchestra Alvise Casellati
Regia Antonio Albanese
Regia ripresa da Roberto Maria Pizzuto
Scene Leila Fteita
Costumi Elisabetta Gabbioneta
Lighting design Paolo Mazzon
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
GLI INTERPRETI
Don Pasquale Carlo Lepore
Dottor Malatesta Federico Longhi
Ernesto Marco Ciaponi
Norina Ruth Iniesta
Un Notaro Alessandro Busi
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
FOTO ENNEVI