È un allestimento firmato Opéra national du Rhin Strasbourg e Aalto-Theater Essen quella del Don Carlo della rinascita, del duro lavoro di ripristino e quindi dell’apertura di stagione d’Opera a Venezia, dopo i disastri causati dalla marea eccezionale delle settimane passate. È stato un visibilmente commosso Sindaco Luigi Brugnaro a salutare il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, presente in sala in rappresentanza delle Istituzioni, il pubblico di turisti ed appassionati e naturalmente tutti coloro che si sono impegnati affinché ancora una volta la città lagunare potesse ripartire e restituire non solo pian piano la normalità alla vita quotidiana, ma anche rendere possibile rituffarsi nella bellezza del teatro La Fenice e della musica che in essa viene prodotta.
Così dopo l’inno di Mameli e gli applausi di rito abbiamo assistito al Don Carlo, nella versione di Milano del 1884, secondo la personalissima visione di Robert Carsen. Il regista ritiene che i temi e le vicende del dramma di ispirazione schilleriana possano subire una personale interpretazione a seconda di chi le elabora e pertanto si allaccia al filone di regie intimiste ed essenzialmente cupe, che trasformano il pessimismo insito degli eventi in un buio visuale e scenico, qui concretizzato da Radu Boruzescu, che prelude al fallimento totale di ogni speranza dettata da principi fallaci.
Non è possibile amarsi finché la ragion di stato domina su tutto, a sua volta lo stato rappresentato da Filippo II è traditore e manchevole su più versanti: traditore dell’amore paterno, traditore dell’amor coniugale, traditore persino del popolo, autore quindi di gesti istintivi e non dettati da giustizia e uguaglianza, oppressore altresì della libertà di pensiero e di azione. Secondo Carsen la Chiesa occupa un ruolo imperante, visivamente espresso tanto negli abiti scuri e monacali degli uomini che delle donne, opera di Petra Reinhardt, ma soprattutto nella figura del Grande Inquisitore, losco macchinatore assieme a Rodrigo, qui finto martire che avrà la meglio su tutti, accattivandosi la fiducia dei protagonisti per poi tradirli miseramente. Non manca il classico accenno a Shakespeare col teschio tenuto in scena accanto ad un Carlo meditabondo. Lo spettacolo di per sé ha diversi momenti molto statici, in cui effettivamente i personaggi si muovono in uno spazio anonimo e volutamente asettico, ove come sovente accade sono chiamati a dare tanto del proprio ‘io interpretativo’ affinché il ruolo abbia un senso. Ci spiace onestamente per il ruolo assegnato a Rodrigo, forse manipolato un po’ forzatamente, da eroe che ‘muore per la causa’ a uomo senza scrupoli, compianto di conseguenza da sprovveduti amici ingannati e destinati a soccombere per questo.
L’orchestra ha provato a Treviso finché la Fenice non era agibile per poi tornare in sede all’ultimissimo momento per le rifiniture. Il suono prodotto per questa serata riflette la forza e la coesione dei musicisti coordinati da un Myung-Whun Chung che certamente avrebbe provato ancora per ulteriori dettagli e sfumature, ma che ad una minima durezza di alcuni accenti, certo avallati dallo stesso spettacolo, aggiunge una bellezza generale nell’insieme armonico tra le sezioni, il cui intento è sempre quello di congiungere buca e palco con attenzione e sensibilità.
Sensibilità che nella voce di Piero Pretti esalta un personaggio generoso, un Don Carlo tribolante e defraudato della vita sognata nonché promessa. Canta correttamente e con slancio in tutta la sua gamma, anche grazie all’orchestra che lo sostiene e lo esalta rispettando il suo tono non volumetrico. Di grande animo e rispettosa austerità è la regina Elisabetta di Maria Agresta, quel tipo di interprete che ha in sé un istintivo senso drammatico che trasferisce nella voce dalle giuste inflessioni, di carattere negli acuti e di dolcezza eterea quando si assottiglia quasi sparendo. Alex Esposito ha dalla sua una voce tecnicamente valida e salda, dal colore intenso e corposo; forse come Filippo II manca ancora qualcosina dal punto di vista scenico, non solo un cattivo che spinge per affermare la sua posizione di prominenza, ma quel piglio austero e naturale di chi comanda da una vita e che probabilmente vedremo tra qualche tempo. Julian Kim, Rodrigo, è chiamato a gestire una doppiezza di carattere e personalità non facile neanche vocalmente, quale falso amico e traditore, sebbene la voce scura di cui è dotato lo aiuti non poco. Marco Spotti è un Inquisitore valido soprattutto nel profondo della sua voce, che alzandosi soffre un pochino ma risulta sonorissima ed ampia nel grave. Forse più malizia e femminilità potevamo attenderci dalla Eboli di Veronica Simeoni, probabilmente molto impegnata nell’esporre le sue sofferenze di donna respinta e quindi anche vocalmente talvolta sembra trattenuta, soprattutto nella zona più squisitamente bassa del suo timbro. Il cast è completato dal frate (re Carlo) di Leonard Bernad, il Tebaldo di Barbara Massaro, il conte di Lerma Luca Casalin, l’araldo reale Matteo Roma, e la dolce voce dal cielo di Gilda Fiume. Ricordiamo anche i Deputati fiamminghi: Szymon Chojnaki, William Corrò, Matteo Ferrara, Armando Gabba, Claudio Levantino, Andrea Patucelli. Claudio Marino Moretti ha preparato il coro come sempre.
Pubblico entusiasta per gli interpreti con punte di apprezzamento per la coppia protagonista, ovazioni per il Maestro Chung, qualche piccolo dissenso per la regia.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE
Direttore Myung-Whun Chung
Regia Robert Carsen
Assistente alla regia
e movimenti coreografici Marco Berriel
Scene Radu Boruzescu
Assistente alle scene Serena Rocco
Costumi Petra Reinhardt
Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
INTERPRETI
Filippo II Alex Esposito
Don Carlo Piero Pretti
Rodrigo marchese di Posa Julian Kim
Il grande inquisitore Marco Spotti
Un frate Leonard Bernad
Elisabetta di Valois Maria Agresta
La principessa Eboli Veronica Simeoni
Tebaldo Barbara Massaro
Il conte di Lerma Luca Casalin
Un araldo reale Matteo Roma
Una voce dal cielo Gilda Fiume
Deputati fiamminghi
Szymon Chojnaki, William Corrò, Matteo Ferrara, Armando Gabba, Claudio Levantino, Andrea Patucelli
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Allestimento Opéra national du Rhin Strasbourg e Aalto-Theater Essen
Foto Michele Crosera