E’ lo stesso inossidabile regista Gianfranco de Bosio a comparire sul palco, in compagnia della coreografa Susanna Egri, per ricevere il bagno di applausi da un’Arena quasi esaurita al termine di uno spettacolo ormai imprescindibile per questo Festival, che regala ancora emozioni forti tanto a chi non lo ha visto quanto, perché no, a chi ne ha già apprezzato la spettacolarità. Stiamo parlando naturalmente dell’Aida nella rievocazione del 1913, già riconfermata anche per l’anno prossimo, che fa ormai quasi parte dei gradoni dell’anfiteatro e che con un cast ed una orchestra in forma hanno saputo riportare in vita le gesta del popolo egizio e di quello etiope con uno spettacolo che nonostante gli anni ha ancora qualcosa da raccontare.
Ancora una volta il palazzo del Faraone, il Tempio di Iside sulle rive del Nilo, la ‘fatal’ pietra sotto cui spirano i giovani protagonisti, sono la cornice ai dolori di un popolo sottomesso ed alle passioni di cuori infelici, e come spesso ci piace scrivere, c’è tutto ciò che il libretto comanda e che ci si può immaginare nel rappresentare la grande civiltà egizia con i suoi misteri e le sue bellezze. Gli interpreti interagiscono con grinta muovendosi in tutto lo spazio e gli ambienti a disposizione, mossi da particolare ardore e passione, come provassero essi stessi le emozioni in scena. Collaudate le coreografie evergreen dei balletti che animano la scena con Petra Conti ed Alessia Gelmetti come prime donne.
Andrea Battistoni è il motore trainante di tanto pathos e ardore. Conosciamo il Maestro e quanto spinga i ‘suoi’ musicisti affinché il suono dell’orchestra sia dinamico, ricco ed ampio. Attentissimo al palco e pronto ad intervenire per minime ‘correzioni’ o richiami. La sua direzione è vibrante, tesa, ma anche dolcissima o languida; insomma uno scavo nella partitura di grande sensibilità e partecipazione, che l’orchestra vive ed esprime scena dopo scena.
Le due rivali sono la parte migliore dello spettacolo, con Monica Zanettin sensibilissima Aida dalla voce dolcemente rotonda e morbida, mai minimamente scalfita dalla fatica di un ruolo difficile e tecnicamente delicatissimo. Acuti corposi o filati sono belli e precisi, molto bene anche nei centri. Anche Olesya Petrova trova nella dolcezza la sua carta vincente, come donna innamorata e sensibile nonostante il ruolo di temibile figlia del Re. Pecca nella zona più squisitamente grave che talvolta risulta meno efficace, mentre il colore della voce graffiante conferisce autorità alla donna di potere. Parte forse un po’ emozionato il tenore Gaston Rivero come Radamès, ma il suo cuore grintoso si fa via via più coraggioso e la voce acquista maggior e sicurezza per un condottiero degno di tal titolo. Interessanti Ugo Guagliardo e Rafał Siwek nei ruoli di Re e Ramfis; intenso l’Amonasro del leone Ambrogio Maestri, autoritario nella voce quanto nel gesto scenico. Molto bene il messaggero di Paolo Antognetti , chiude il cast la sacerdotessa di Marina Ogii. Il coro è ancora una volta guidato con profitto da Vito Lombardi.
Come detto sopra, successo per tutti con ovazioni per Zanettin e Battistoni.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d'Orchestra Andrea Battistoni
Regia Gianfranco de Bosio
Coreografia Susanna Egri
Coordinatore del Corpo di Ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Giuseppe de Filippi Venezia
Maestro del Coro Vito Lombardi
GLI INTERPRETI
Il Re Ugo Guagliardo
Amneris Olesya Petrova
Aida Monica Zanettin
Radamès Gaston Rivero
Ramfis Rafał Siwek
Amonasro Ambrogio Maestri
Un Messaggero Paolo Antognetti
Sacerdotessa Marina Ogii
Primi Ballerini Petra Conti, Alessia Gelmetti
Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici dell'Arena di Verona
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FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA