Nonostante una tromba d’aria ieri sera abbia privato la scenografia di alcuni elementi danneggiati, i tecnici della Fondazione Arena, coadiuvati dal regista Gianfranco de Bosio, sono riusciti in tempi brevi ad approntare le piccole modifiche che hanno consentito alla storica Aida del 1913 di esser rappresentata regolarmente senza ulteriori intoppi.
Secondo appuntamento dunque per questo 2016 all’Arena di Verona con la ripresa dell’edizione ultracentenaria del capolavoro verdiano. Ancora una volta troneggia sul palcoscenico la monumentalità degli ambienti riccamente adornati che richiamano i fasti dell’Antico Egitto con masse corali e comparse i cui costumi sono impreziositi da mille particolari. Le coreografie dinamiche dei ballabili sono affidate a Susanna Egri con protagonisti Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti, Evghenij Kurstev, Antonio Russo ad arricchire uno spettacolo che, pur nella sua imponenza, non nasconde i segni del tempo risultando talvolta lento e ripetitivo.
Costituisce un freno anche la direzione di Julian Kovatchev che non sembra trovare una giusta dimensione nel guidare l’orchestra che d’altra parte conosce a mena dito la partitura e sembra quasi andare avanti da sola. In tal modo i tempi diventano spesso estremamente dilatati lasciando in difficoltà gli interpreti che sembrano doversi trattenere.
Aida è ancora una volta sul palcoscenico veronese Hui He che costruisce il suo personaggio man mano, acquisendo scioltezza con l’avanzare degli eventi. Pur possedendo una voce adorabile il soprano mostra però quasi un certo timore scenico che non le consente di dare il cento per cento nell’esecuzione vocale, portandola talvolta all’imprecisione come nel terribile ‘do’ dei Cieli azzurri.
La perfida ma innamorata rivale è una Ildico Komlosi dall’ottima tempra e dal piglio invidiabile, pur se qualche segno di affaticamento si nota nella voce di sì bella pasta ma dal vibrato che tende all’oscillamento.
Molto atteso il Radames di Yusif Eyvazov che di contro ha un vibrato molto stretto che in questo caso accentua l’aspetto accorato del suo personaggio a cui dona anima e voce.
Ambrogio Maestri è una colonna di austerità e imponenza vocale come Amonasro, corretto il Re di Carlo Cigni. Bellissima la voce di Rafal Siwek , sicuro ed autoritario Ramfis.
Chiudono il cast il Messaggero di un sanguigno Antonello Ceron e la sommessa sacerdotessa di Alice Marini .
Il coro della Fondazione Arena, generalmente corretto anche in sezioni distanti, è stato preparato dal Maestro Vito Lombardi.
Grande successo di pubblico molto partecipe e soddisfatto.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d'Orchestra Julian Kovatchev
Regia Gianfranco de Bosio
Coreografia Susanna Egri
Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Corpo di ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
GLI INTERPRETI
Il Re Carlo Cigni
Amneris Ildico Komlosi
Aida Hui He
Radamès Yusif Eyvazov
Ramfis Rafal Siwek
Amonasro Ambrogio Maestri
Un messaggero Antonello Ceron
Sacerdotessa Alice Marini
Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici Dell’Arena di Verona
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FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA