Enrico di Borgogna di Donizetti

in scena al Teatro Malibran

Forte del successo dell’Anna Bolena allestita nella scorsa Stagione, il Teatro La Fenice proporrà il nuovo allestimento di un altro titolo poco frequentato di Gaetano DonizettiEnrico di Borgogna. Vi si misurerà per la prima volta l’esperto direttore d’orchestra Corrado Rovaris, alla guida di un cast che comprenderà Teresa Iervolino, Giuseppina Bridelli, Dave Monaco e Omar Montanari quali interpreti principali. Con una curiosità: per tutti gli artisti si tratta di debutti nei rispettivi ruoli. L’inedita messinscena fenicea sarà firmata da Silvia Paoli, con le scene di Andrea Belli, i costumi di Valeria Donata Bettella e il light design di Fiammetta Baldiserri. Questo nuovo allestimento, realizzato in collaborazione con il Festival Donizetti di Bergamo, sarà in scena al Teatro Malibran, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026, il 12, 14, 16, 18, 20 giugno 2026. La prima di venerdì 12 giugno 2026 ore 19.00 sarà trasmessa in differita da Rai Radio3.

         Enrico di Borgogna è un melodramma per musica in due atti su libretto di Bartolomeo Merelli, basato sul dramma Der Graf von Burgund di August von Kotzebue, singolare drammaturgo e impresario teatrale di fine Settecento. Fu rappresentato per la prima volta al Teatro Vendramin San Luca di Venezia il 14 novembre del 1818 e, se si esclude la scena lirica del Pigmalione, rappresenta la prima vera opera del copioso catalogo donizettiano, la prima che venne effettivamente rappresentata. L’accoglienza dell’Enrico fu nel complesso positiva, benché segnata da qualche incidente di percorso: Adelina Catalani, forse per un eccesso di tensione da battesimo del palcoscenico, ebbe uno svenimento nel bel mezzo del finale primo, e alcuni pezzi dovettero essere tagliati. Fu necessario attendere qualche tempo prima che la cantante si sentisse in grado di affrontare nuovamente e per intero il ruolo di Elisa: così si poté ascoltare l’Enrico di Borgogna nella sua interezza solo il 15 e 16 dicembre 1818.

         Il libretto ha una trama che non fa eccezione alla tradizione ‘favolistica’: Enrico, vero figlio dello spodestato sovrano, viene tratto in salvo in fasce dal fedele Pietro. Allevato sotto le mentite spoglie di un pastore s’innamora della giovane Elisa, in realtà promessa sposa di Guido, perfido giovane re appena subentrato al trono in seguito alla morte del padre. Il ricongiungimento dei due giovani (Elisa ed Enrico) corrisponde alla presa del potere da parte del protagonista del titolo, la cacciata di Guido e il trionfo dell’ordine.       

         «Trattare un titolo semisconosciuto – spiega la regista Silvia Paoli – alleggerisce dal peso del passato, dalla sua eredità e dal confronto con un immaginario comune; al contempo ti mette di fronte a un oggetto sconosciuto che bisogna comprendere, studiare e capire come impiegare. Con libretto e canto-piano alla mano ho iniziato lo studio, recuperando soprattutto fonti dirette e indirette sul teatro di allora e su quella fatidica ‘prima’ del 1818, a Venezia. Quella ‘prima’ che fu compromessa da un clamoroso incidente: Adelina Catalani presa dal panico svenne alla fine del primo atto per essere poi sostituita, nel finale, da un’altra cantante. Donizetti scoprì la novità una volta arrivato a Venezia, e dovette adattare la parte di Elisa a una tessitura più acuta. Non posso fare a meno di pensare a quella giornata, quel 14 novembre 1818, durante il quale tutti volevano un successo: Donizetti, alla prova con la sua prima opera di fronte a un pubblico, Merelli, con il suo nuovo libretto, la Catalani, al suo debutto assoluto. La censura era stata superata, il Teatro San Luca era probabilmente pieno, le scene recuperate da altri allestimenti erano pronte, qualcuna forse era appena arrivata nuova nuova, i cantanti pronti per iniziare e… e così volo con la fantasia, sempre più curiosa di poter arricchire con particolari realistici la storia della ‘prima’ di Donizetti a Venezia. Ecco: questa regia è La storia della ‘prima’».

         «Donizetti aveva scritto già una scena drammatica in un atto, Il Pigmalione, presentata a Bergamo nel 1816, ma questa è la sua prima opera completa – spiega il direttore d’orchestra Corrado Rovaris –. Quindi ogni riflessione si deve inserire nel contesto di un compositore che ha quasi ventun anni e che viene chiamato per la prima volta a Venezia, una delle patrie mondiali del melodramma, e per di più in un teatro di grande storia. Bisogna anche pensare che allora era Rossini l'eroe del momento, perciò non era per niente facile affacciarsi da esordiente sulla scena veneziana. Detto questo però si vedono già delle qualità che sia i critici che il pubblico dell'epoca avevano riconosciuto a Donizetti, nonostante tutte le peripezie della prima, con lo svenimento del giovane soprano Adelina Catalani sostituita dalla cantante che interpretava Geltrude e tre numeri del secondo atto che dovettero di conseguenza essere tagliati. Ovviamente nella partitura si scorgono tratti rossiniani, anche se riferiti a un Rossini forse antecedente a quel periodo, quello – per intenderci – delle farse e del Tancredi, che aveva debuttato qualche anno prima, nel 1813, proprio alla Fenice. C'è però qualcosa che già qui si rivela come davvero donizettiano. Per questo mettere in scena l'Enrico è un'operazione storica e filologica di grande rilievo, perché permette di recuperare la prima opera e vedere da dove parte Donizetti per poi guardare il suo percorso stilistico degli anni successivi».

         Nel cast di questo nuovo allestimento figurano il contralto Teresa Iervolino nel ruolo di Enrico, conte di Borgogna; il tenore Christian Collia in quello di Pietro; il soprano Giuseppina Bridelli in quello di Elisa; il tenore Dave Monaco in quello di Guido e il basso Omar Montanari in quello di Gilberto. Il baritono Giuseppe Toia sarà Brunone; il tenore Nicola Pamio, Nicola; il soprano Chiara Notarnicola, Geltrude. Maestro del Coro Alfonso Caiani. In scena anche i mimi Michele Demaria e Giovanni Prosperi.

         Lo spettacolo sarà proposto nella revisione critica a cura di Anders Wiklund (2018) e con sopratitoli in italiano. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: venerdì 12 giugno 2026 ore 19.00 (turno A); domenica 14 giugno ore 17.00 (turno B); martedì 16 giugno ore 19.00 (turno D); giovedì 18 giugno ore 19.00 (turno E); sabato 20 giugno ore 17.00 (turno C). Per informazioni www.teatrolafenice.it